Il 25 aprile di Napolitano: festa di tutta la nazione

Rimosse reticenze sulla verità sulla Resistenza. Messi a fuoco momenti negativi o aspetti fuorvianti di un processo di altissimo valore ideale e morale.

Il 25 aprile di Napolitano: festa di tutta la nazione
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25 Aprile 2012 - 11.36


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«Il 25 aprile, festa della Liberazione, è diventata la festa di tutto il popolo e la nazione italiana». Lo ha affermato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’incontro al Quirinale con gli esponenti delle associazioni combattentistiche e d’arma, aggiungendo che «nessuna ricaduta in visioni ristrette e divisive del passato, dopo lo sforzo paziente compiuto per superarle, è oggi ammissibile». Napolitano spiega che si tratta di una «ricorrenza fondamentale nella storia dell’Italia unita di quelle che più ne hanno segnato il cammino sulla via dell’indipendenza, della dignità, della libertà, della coesione nazionale».

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Il capo dello Stato dice di sapere bene quello che «la data del 25 aprile più che mai simboleggia: la capacità di riscossa e di mobilitazione di un popolo duramente provato dalla dittatura, dalla guerra e dalla fatale disfatta della fuorviante alleanza con la Germania nazista; la capacità di nobile reazione e di rapida ricostruzione delle forze dello Stato che più rischiavano di uscire umiliate dal crollo dell’8 settembre 1943, cioè le nostre forze armate». E’ per tutto questo che nel corso delle celebrazioni per il 150ntenario dell’Unità d’Italia, rileva Napolitano, «abbiamo collocato al giusto posto la ricorrenza della Liberazione». Una ricorrenza, aggiunge, che fu anche «riunificazione di un’Italia divisa e lacerata dall’occupazione e repressione nazista».

«Più in generale – continua – si è posto in piena luce il volto unitario di quella grande esperienza collettiva nazionale». E questo è accaduto anche «attraverso analisi e riflessioni critiche, e rimuovendo reticenze se non occultamenti della verità. Si sono messi a fuoco momenti negativi o aspetti fuorvianti di un processo di altissimo valore ideale e morale, ma anche complesso e non esente da ombre». Napolitano spiega che «si è lavorato tenacemente per liberare l’immagine e il volto della resistenza dalle ferite di quel che fu anche guerra civile e dalle stratificazioni di ostilità e di odio di cui ancora rimanevano tracce».

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