di Gianluca Santilli
E’ appena passata l’euforia per le dimissioni del Cavaliere, euforia che ha attirato tutta l’attenzione dei media e della gente. Mentre la testa ancora ci girava per la sbornia è accaduto qualcosa di straordinario. Nel senso di fuori dall’ordinario, non di particolarmente bello…
Cosa è accaduto? E’ accaduto che i mercati finanziari hanno scritto la parola fine su questo governo e, soprattutto, hanno chiuso le porte ad una classe politica inadeguata prendendosi il controllo totale della situazione. In meno di cinque giorni un’intera classe dirigente è stata spazzata via, messa in condizione di non nuocere al Paese e all’Europa.
La politica è stata commissariata, spostata di lato, tolta dalle leve del potere. Un po’ come quando bambini facevamo una marachella ed il papà ci toglieva il giocattolo del momento mettendoci in castigo. Ed ora un intero parlamento è stato messo in castigo, in un cantuccio, tanto per non nuocere, mentre è in atto una rivoluzione che non estio a definire copernicana.
Il Pd, comprendendo la grandezza del problema, ha giocato un ruolo da protagonista, seriamente e responsabilmente. Il Segretario Bersani ha condotto per mano un processo guidato da uno dei maggiori statisti del nostro Paese, il Presidente Napolitano. Ed ha compreso subito la necessità di governare un processo in nome del bene comune.
Ora però l’esigenza più forte è quella di non fare i tolemaici, di comprendere quanto sia necessaria a questa politica un periodo di decantazione, depurazione, purificazione. Perché non sarà più possibile vedere vallette in parlamento come non dovrà più essere possibile costruire un camere di nominati, privi di dignità e del necessario prestigio che hanno trasformato il concetto di rappresentanza in rappresentazione.
E proprio al Pd adesso si chiede di essere ancora più copernicani e di guidare questo processo di trasformazione. Di cosa sto parlando? Bè, degli stati Uniti d’Europa.
Chi ci ha commissariati? I mercati, l’Europa hanno commissariato il Paese. Napolitano ha nominato il commissario facendo Monti Senatore a vita e quest’ultimo ha commissariato il Parlamento. Ma tutto è partito dall’Europa. Quell’Europa che tenendo un occhio agli spreads e l’altro al debito pubblico e al deficit, ha compreso che, con la moneta unica e la globalizzazione, non è più possibile agire con bilanci separati, con un Parlamento europeo privo di poteri, con una unione Europea impossibilitata a governare un processo tanto grande.
In molti in questo periodo hanno invocato gli eurobonds. Ma a cosa servono se non c’è una politica fiscale uniforme in tutti i Paesi dell’Ue, se non c’è un unico bilancio, se non c’è un unico debito pubblico, se non c’è a garanzia un unico bene comune?
Eccola la rivoluzione copernicana di cui il Pd si deve fare carico. Una rivoluzione che preveda due processi che devono comunque procedere di pari passo, uno interno ed uno esterno. Dapprima un vero ed efficace ricambio generazionale che ci porti fuori dalla cronica gerontocrazia che ci attanaglia, dal rigido clima di ristagno ove la tendenza all’autoconservazione, al mantenimento dello status in ogni settore della vita pubblica, ci hanno condotto. Una crisi sistemica che non riguarda solo la politica ma tutta la classe dirigente del Paese che ormai pare fermo, privo di speranze, costituito da una società chiusa, corporativa, in cui dall’economia alla politica, alle libere professioni e al mondo dei media, gli accessi delle nuove generazioni avvengono quasi sempre attraverso forme di cooptazione e non di selezione ed in cui il criterio di scelta non sono né il talento né il merito bensì l’appartenenza e la fedeltà ad un clan, ad un gruppo, in politica spesso ad un capo corrente.
Trasformazione quindi, ricambio. Resta da capire solo se la nuova classe dirigente che invochiamo si renderà conto che la civiltà occidentale rischia di non sopravvivere se continua questa crescita spaventosa delle disuguaglianze.
Mio nonno faceva l’usciere (il gradino più basso per i comunali) presso il Comune di Roma ed ha fatto vivere dignitosamente una moglie e due figli. Sfido ora un usciere a fare lo stesso.
Pensate che il rapporto tra la retribuzione di un operaio e i guadagni di un manager sono passati da un rapporto di 1 a 40 degli anni ’60 a un rapporto di 1 a 400. Su questo dobbiamo stare attenti perché non si tratta più solo di un problema di equità sociale, qui rischiamo di tornare su un problema, quello della soddisfazione dei bisogni, che credevamo risolto. E solo dopo aver chiuso questo capitolo potremo tornare a pensare a come si possano realizzare le esigenze di ciascuno.
L’altro passo che si richiede al Pd è quello, decisivo e fondamentale, verso gli Stati Uniti d’Europa. Presto l’Ue ed il governo Monti annunceranno questa necessità, quella di mettere a fattor comune le forze dei Paesi europei. Il primo passo è stato fatto con il commissariamento italiano conseguente agli attacchi portati dai mercati finanziari. Seguiranno altri passi che porteranno rapidamente a nuovi poteri per l’Ue e per il Palamento Europeo, alla formazione di un bilancio unico, con un debito unico e con garanzie uniche. E’ su questo piano che dobbiamo sfidare i tolemaici, su questo processo il Pd deve prendere l’Italia per mano. Gettare il cuore oltre l’ostacolo e governare i processi di rivoluzione. Oltre al tema del ricambio, si deve mettere presto l’Italia in cammino verso la direzione Stati Uniti d’Europa smettendo di credere di poter rimettere in piedi una casa le cui fondamenta sono ormai irreparabilmente fessurate, smettendo di credere nella tenuta dei sistemi politici ed istituzionali nazionali così come li concepiamo ora, smettendo di credere nel capitalismo e nel liberalismo sfrenato. Ce lo chiede l’economia, ce lo chiedono i cittadini un nuovo paradigma che rimetta l’uomo al centro dei processi, un liberalismo attento alle responsabilità sociali, una sorta di nuova socialdemocrazia.
E’ il momento per il Pd di diventare guida di quel blocco storico alternativo alla destra, di guidare il Paese, di osare e credere in un riformismo europeo capace di andare nella direzione degli Stati Uniti d’Europa. Napolitano c’è. Ora tocca a noi.
