Fine della conta. Che l’autorevolezza fosse altra cosa dalla forza dei numeri era un concetto più volte respinto da questo premier e da questa maggioranza. L’investitura elettorale e i parlamentari di schieramento erano il suo vangelo. I numeri al posto dei contenuto, è stato più volte imposto. Anche a costo di vergognosi mercati di voti e di adesioni di “responsabili” a caccia di sottosegretariati e di future candidature sicure.
Fine corsa. Oggi anche i numeri hanno detto a Berlusconi che deve andarsene. Che il problema è proprio lui. In casa e nelle cancellerie del mondo. Il dopo è ancora nelle mani del destino e in buona parte anche di quel collaudato galantuomo di Presidente della Repubblica. Sarà oggi o sarà ancora agonia (con spread alle stelle e le borse a picco), ma il percorso politico di Berlusconi e del berlusconismo è arrivato al capolinea.
Ora è l’Italia. Ora in ballo non c’è più tanto o soltanto il futuro del centro destra, dei pro o dei contro Berlusconi. In ballo c’è semplicemente l’Italia. Tutti noi, in nostri figli, il presente ed il futuro prossimo. Sentir discutere e litigare sulla definizione nominale tra governo di unità nazionale e ribaltone, appare, più che una stupida facezia, banale interesse di bottega, una sorta di atto criminale. Il Paese soffre, tutti noi abbiamo paura.
San Giorgio. Senza illusioni sul futuro prossimo. Qualunque esso sia. Saranno sempre e comunque sacrifici, sacrifici, sacrifici. Ma sarà meglio delle attuali illusioni rispetto una agonia di fatto di cui Berlusconi si rifiuta di prendere atto. Con una più equa distribuzione degli stessi sacrifici. E già questo sarebbe più tollerabile. Ora tutti noi cittadini a guardare all’Alto Colle. Grazie Presidente Giorgio Napolitano. Già da adesso. Per ciò che potrà fare.
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