O questo governo o elezioni. «Sono qui per chiedere il rinnovo della fiducia al governo di cui ho l’onore di presiedere. Un incidente parlamentare di cui la maggioranza porta la responsabilità e di cui chiedo scusa va sanato con un voto di fiducia». Chiede scusa Silvio Berlusconi, ma soltanto ai suoi sostenitori il presidente del Consiglio, di fronte ai banchi vuoti delle opposizioni. Fiducia numero 56 di questa legislatura. Berlusconi ha poi spiegato che il governo presenterà un nuovo provvedimento sul rendiconto generale dello Stato, quello su cui la maggioranza è andata sotto nei giorni scorsi. «Il governo ha il dovere di farlo», lo scivolone è avvenuto «su un atto squisitamente contabile» e «non ci sono alternative» nell’opposizione e ricordando che se un governo perde la fiducia «la parola deve tornare agli elettori».
Nessun passo indietro. «A chi ci chiede di fare un passo indietro – ha detto ancora il Cavaliere – rispondiamo che mai come in questo momento sentiamo la responsabilità di non accondiscendere a tale richiesta. E questo non per preservare dei poteri, ma nella convinzione che questo governo non ha alternative credibili e che i problemi del paese non possono essere risolte da un governo tecnico non legittimato democraticamente a fare scelte che di questi tempi possono anche essere impopolari. Noi ci assumeremo le responsabilità delle nostre scelte, diversamente da quello che farebbe un governo tecnico che mai si confronta con gli elettori».
Colpa di giornalisti e giudici. Se l’è poi presa contro le «calunnie» dell’opposizione architettate, a suo dire, da un sistema mediatico-giudiziario a lui avverso. E ha criticato il «partito degli sfascisti» e una sinistra «divisa in tutto e unita solo dall’antiberlusconismo». E ancora: «Chi nell’opposizione vuole continuare a erigere patiboli e continuare a lapidare ogni giorno un nuovo capro espiatorio sappia che ci troverà come ostacoli sulla sua strada». Si salva soltanto il Presidente della Repubblica elogiato per «l’impeccabile vigilanza», ribadendo, subito dopo che «una crisi di governo al buio» sarebbe deleteria.
Umberto Bossi e i radicali. «Domani sera il governo ci sarà ancora». E ai giornalisti che, in Transatlantico, gli hanno chiesto se il discorso di Silvio Berlusconi lo abbia convinto, Bossi ha risposto lapidario: «Sì». Nonostante un vistoso sbadiglio che ha accompagnato l’intervento del suo premier. Il capo del governo ha parlato davanti ad un emiciclo semivuoto, l’Aventino parlamentare deciso dall’opposizione. Salvo la defezione dei sei deputati radicali eletti nelle fila del Pd hanno scelto di essere comunque presenti tra i banchi durante il discorso del premier. Resa dei conti prossima e ormai non rinviabile in casa Pd o almeno del suo gruppo parlamentare. Domani nel primo pomeriggio interventi (con opposizione in aula) e voto di fiducia.
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