di Giulia Nitti
Da Gemonio ad Arcore. Dovevano incontrarsi da Bossi, a Gemonio, ma poi Berlusconi ha chiesto che l’appuntamento si spostasse ad Arcore. Appuntamento a tre, perché ci sarà anche Giulio Tremonti, sempre più perplesso davanti alla piega che hanno preso gli avvenimenti, perché la “sua” manovra di fatto non c’è più. E, a peggiorare le cose, non si hanno notizie di contatti recenti fra il presidente del Consiglio e il ministro.
Forzare la mano a Tremonti. “Vuole cambiare la manovra, anche forzando la mano a Tremonti”, spiega uno dei pochi che ha sentito ieri Berlusconi. Magari anche solo ritoccando il contributo di solidarietà, per dimostrare ai ‘frondisti’ del Pdl e ai suoi elettori di avere il pallino in mano, e ammorbidendo i tagli agli enti locali per accontentare la Lega. Più difficile sarà far quadrare il totale dei tagli chiesti da Tremonti.
La Santanché all’attacco del ministro. Di sicuro il clima alla vigilia non potrebbe essere più teso. I ‘falchi’ come Daniela Santanché chiedono esplicitamente lo spacchettamento del ministero dell’Economia, mentre ‘Il Giornale’ – con durissimo editoriale di Alessandro Sallusti – parla di un ministro dell’Economia isolato e che, in vista del voto sull’arresto di Milanese, “ha poco da stare tranquillo”.
Un’intesa di massima tra Lega e Pdl. Se il compito di raccogliere le diverse proposte è stato affidato ad Angelino Alfano e a Luigi Casero, manca ancora la sintesi. Certo, un’intesa di massima fra Carroccio e Pdl c’è: le pensioni non saranno ritoccate; i piccoli comuni non dovrebbero più essere accorpati; il nodo delle province sarà rimandato ad un disegno costituzionale che dovrebbe prevedere anche il dimezzamento dei parlamentari.
Alleggerimento della tassa di solidarietà. Sembra ormai scontato un alleggerimento del contributo di solidarietà, con un prelievo del 5% sopra i 200.000 euro. Anche con il sì di Tremonti ad un aumento dell’Iva, le risorse potrebbero non bastare, perché il ministro dell’Economia vorrebbe accantonare parte del maggior gettito (intorno ai 4-4,5 miliardi) per la riforma fiscale ma le risorse non basterebbero se si vuole ammorbidire il prelievo e ridurre i tagli ai comuni.
Un ulteriore aumento dell’Iva. Tanto che qualcuno azzarda un aumento dell’Iva di seconda fascia dal 10 all’11%, per raggranellare altri 3 miliardi o in alternativa un ulteriore incremento delle accise su tabacchi e alcool. Molti dubitano infatti della fattibilità della proposta di Calderoli di tassare i patrimoni più elevati cui non corrisponda un’adeguata dichiarazione dei redditi. Insomma, l’idea di Calderoli “ha perso decisamente quota”, conferma una fonte di governo.
La Lega già canta vittoria. Intanto la Lega, dalle pagine della Padania, si rivende già una vittoria ancora tutta da scrivere. E Berlusconi – che come dimostrano le parole di Pier Ferdinando Casini – perde qualsiasi chance di conquistare i voti dell’Udc, rendendo indispensabile l’accordo di tutta la Lega sul testo della manovra. Il premier, sarà così costretto a cercare la sponda del Carroccio per piegare Tremonti, ma nessuno nel Pdl si illude troppo sul fatto che Bossi scarichi il Professore.
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