La Lega non sopporta Zanotelli: manda la brioche di traverso al 'capitano'

Il ministro dei porti chiusi: «Quando le ong tornano in mare i migranti ricominciano a morire», una originale versione sul rapporto causa-effetto. Dopo l'incontro con la Libia, fallito anche lo slogan «aiutiamoli a casa loro»

Immigrati. Attraversavano il Mediterraneo hanno trovato l'inferno

Immigrati. Attraversavano il Mediterraneo hanno trovato l'inferno

Tommaso Verga 20 gennaio 2019Hinterland
di Tommaso Verga
Per quanto ci si sia fatto il callo, non è possibile non annotare schiamazzi, improperi, insulti, sbeffeggiamenti da curva sud e chi più ne ha ne metta quotidiani. Oggi (non solo) il bersaglio è padre Alex Zanotelli. A insolentirlo, i seguaci della «Nuova Chiesa profani e miscredenti», una di quelle del predicatore Matteo Salvini, il tizio del «non sono io il razzista, sono loro a essere negri», regola magna del catechismo che rafforza i rapporti nel ducesco «bar dello sport» degli ultrà pallonari. Dove si trattano gli immigrati come un tempo i napoletani. Differenze? Profanatori senza mezze misure entrambi. Destinati al rogo gli uni, condannati a morire nell'acqua gli altri.
Ma cosa ha fatto di così grave padre Alex? Ha copiato il meschino... ricorrendo al testo che il leghista usa in ogni evenienza: «i 120 morti dell'ennesimo naufragio peseranno sulla coscienza di Salvini» ha detto il sacerdote. Poco è mancato che al ministro andasse di traverso la broiche con la Nutella. Ma come si permette? «“mani sporche di sangue” è mio, chi lo usa in modo fraudolento o senza permesso lo denuncio». Sicuramente (senza schierarsi: però va detto) Zanotelli non poteva. Non per violazione del copyright ma perché non deve accreditarsi né prendere voti. Diversamente dall'altro.
Il quale, a improperi esauriti, in sequenza si sblocca, «aiutiamoli a casa loro» il paragrafo secondo del suo «Manuale dell'imberbe leghista». E' lì, sfogliando quelle pagine, che ha trovato le foto con il padrone di casa libico, il ministro dell'Interno Abdulsalam Ashour e le annotazioni, gli appunti dell'incontro di sei mesi fa. Li aveva dimenticati («Ma questi mi fanno incontrare un ministro negro? Non gli hanno detto chi sono? Quasi quasi gli presento Autostrade così potranno costruire qualche casa, abbattere le capanne di fango... O sarà meglio Luca Parnasi? Come che sia va bene, un bel po' di euri la Lega li mette in cassa»).
«Nella sua visita a Tripoli il ministro dell'Interno ha proposto alle autorità libiche di creare dei centri di accoglienza per i migranti nel sud del paese. Ma il governo libico non ne vuole sul suo territorio», hanno scritto i soliti giornaloni. «Hotspots dell’accoglienza in Italia? Sarebbe un problema per noi e per la Libia perché i flussi della morte non verrebbero interrotti – si ri-legge su Twitter il compassionevole Matteo Salvini –. Noi abbiamo proposto centri di accoglienza posti ai confini a sud della Libia per evitare che anche Tripoli diventi un imbuto, come l'Italia».
Ecco perché – ora si capisce – «quando le ong tornano in mare i migranti ricominciano a morire», una splendida versione sul rapporto causa-effetto.
Relazione che quel rompi di Alex Zanotelli nega a piè sospinto: «In questi giorni mi sono letto il rapporto dell'Onu su diritti umani dei rifugiati in Libia datato 18 dicembre 2018: è devastante. Abbiamo un governo di barbari senza cuore, stiamo perdendo la nostra umanità. La situazione è insostenibile. Non riesco a capire come si possa avere un governo a cui manca l'umanità». E non indicava quello tripolino. Ma quello di Salvini (insieme con Luigi Di Maio e Giuseppe Conte).