Era un sindacalista delle Usb e non un ladro il migrante ucciso nel Vibonese

Si chiamava Sacko Soumaila, aveva 29 anni ed era regolare in Italia. Gli investigatori indagano per scoprire chi sia il colpevole.

Sacko Soumaila

Sacko Soumaila

globalist 3 giugno 2018

Si chiamava Sacko Soumaila, aveva 29 anni, era regolare in Italia (come gli altri due uomini insieme a lui) ed era originario del Mali. Era un sindacalista delle Unioni sindacali di base (Usb) ed era sempre n prima linea per difendere i diritti dei lavoratori immigrati di Gioia Tauro, sfruttani e costretti a vivere nelle baraccopoli tenute su da pezzi di lamiere.


Ed era proprio la lamiera quella che Soumali stava andando a prendere, non rubare, perché quella zona è una discarica a cielo aperto dove i rifiuti sono abbandonati senza nessuna proprietà.


L'uomo che, secondo le testimonianze dei due sopravvissuti, è arrivato in una macchina e ha sparato loro contro con un fucile, non aveva alcun diritto di proprietà su quelle lamiere che servivano ai tre uomini per rinforzare le baracche.


Colpito alla testa, Soumali è morto in ospedale e ora gli investigatori stanno cercando di capire chi sia il colpevole. Tra l'altro, il capannone dove si è consumata la tragedia è ben noto alle forze dell'ordine, dato che era stato sequestrato una decina di anni fa nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia e condotta dalla Guardia di finanza sullo smaltimento e lo stoccaggio di rifiuti industriali tossici e pericolosi tra Calabria, Puglia e Sicilia. Secondo l'accusa, nei terreni della società "Fornace tranquilla", a San Calogero, sarebbero stati stoccati oltre 135 mila tonnellate di rifiuti pericolosi e tossici tra i quali fanghi altamente inquinanti di derivazione industriale composti da alte percentuali di nichel e vanadio. In seguito alle indagini, già da luglio 2010, il Prefetto di Vibo Valentia aveva imposto la distruzione dei prodotti agricoli coltivati nelle vicinanze dell'area interessata.