Nasce Rete Lampedusa, l'alternativa alla reimmigrazione

Il giorno 15 luglio a Roma presso l’Istituto Maria Ausiliatrice delle Salesiane è nata Rete Lampedusa.

Nasce Rete Lampedusa, l'alternativa alla reimmigrazione
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Antonio Rinaldis Modifica articolo

17 Luglio 2026 - 20.54


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Il giorno 15 luglio a Roma presso l’Istituto Maria Ausiliatrice delle Salesiane è nata Rete Lampedusa. Per conoscere le finalità e gli intenti della nuova organizzazione, che si occupa di accoglienza abbiamo intervistato Pietro Bartolo uno dei fondatori e futuro Presidente dell’associazione. 

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Prima di entrare nel merito dell’iniziativa, Pietro Bartolo ci ha raccontato la sua esperienza maturata negli anni in cui è stato medico a Lampedusa, ed ha potuto osservare la tragedia dell’immigrazione attraverso il Mediterraneo.   

“Accogliere, aiutare e salvare vite umane è diventato il compito della mia vita, fin da quando ero medico presso il Presidio della mia isola. Per anni, come medico, ho cercato di curare i migranti, poi mi sono rivolto al mondo della cultura, ho scritto libri, sono stati girati dei film, perché volevo contrastare la narrazione tossica che si stava costruendo sull’immigrazione, che rappresenta i migranti come degli alieni, estranei che metterebbero in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. Mi sono accorto che non era sufficiente e così mi sono candidato al Parlamento europeo, mi hanno anche eletto, ma non era il momento giusto, perché anche in Europa c’è una maggioranza antimmigrazionista, nazionalista, xenofoba, e non sono riuscito a impedire questa deriva. Quando è finito il mio mandato e non sono stato rieletto, mi sono chiesto cosa potevo fare per tenere viva la voce dei migranti, ed ho continuato a diffondere la mia esperienza, soprattutto nelle scuole, per creare una coscienza dell’accoglienza. Ma non cambiava nulla e allora mi sono chiesto se stavo facendo veramente quello che c’era da fare; nel mio percorso ho trovato Agostino Sella Presidente dell’Associazione don Bosco 2000 ed abbiamo creato Rete Lampedusa, insieme a tutte le associazioni che operano nel campo della migrazione, per avere una voce unica nei confronti delle istituzioni. Gli obiettivi di Rete Lampedusa sono concreti: vogliano creare dei corridoi lavorativi, organizzare dei flussi regolari, collaborando con i paesi di origine, combattendo il traffico di esseri umani. Prevediamo inoltre dei corsi di formazione pre-partenza con l’insegnamento della lingua italiana, e una preparazione professionale. Abbiamo contattato le aziende, che hanno mostrato disponibilità, in tutti i settori, agricoltura, edilizia, assistenza. Una volta acquisita l’esperienza necessaria i migranti possono tornare nel paese di origine, e in questo modo possiamo anche aiutarli a casa loro. Il nostro approccio è esattamente il contrario dei CPR in Albania, voluti dal Governo Meloni, che non servono a niente, sono uno spreco di soldi pubblici, oltre che una soluzione disumana, perché alla fine si tratta di deportazione.”

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L’idea dei corridoi lavorativi, chiedo, è opposta alla reimmigrazione.

“La reimmigrazione è una fandonia. Detto in altre parole sarebbe il rimpatrio, ma sappiamo che non è possibile. Non ci sono gli accordi con i paesi terzi, non ci sono i soldi e neppure le competenze, e in ogni caso si basa su un principio coercitivo e viola i più elementari diritti dell’uomo. Vannacci vuole rimpatriare non solo i migranti illegali, ma anche quelli regolarizzati ed è una follia; se anche ci riuscissero e non ci riusciranno, come faremmo a sostituire circa 5 milioni di persone che lavorano nell’agricoltura, nei servizi, nell’edilizia, nell’industria? È soltanto propaganda, che non ha alcun fondamento legale, ma serve alla destra per vincere le elezioni.  Poi quando vanno al governo si dimenticano delle promesse, perché non le possono attuare, ma nel frattempo hanno speculato sulla pelle degli ultimi della terra, e questo è disgustoso.”  

Sono d’accordo con te, ma rimane una semina tossica, fatta di odio, che rischia di non essere più controllabile.

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“Per questo nasce Rete Lampedusa. Per cambiare la narrazione: non c’è nessuna invasione, non portano malattie, non ci rubano il lavoro. Per smascherare le false informazioni. Per informare correttamente. La menzogna più diffusa riguarda i 35 euro al giorno che non vanno ai migranti, ma agli enti che li gestiscono. Poi è chiaro che il pensionato che vive con 700 euro, se pensa che allo straniero vengono dati 1000 euro al mese, diventa razzista; così si intensifica l’odio, e la destra alimenta tutto questo. La migrazione non è un problema: è stato creato ad arte, perché conviene. La legge Bossi-Fini inventa lo status del clandestino, che prima non esisteva, ed è una legge del governo Berlusconi. Il nostro progetto è concreto, pragmatico e va nella direzione della soluzione. 

Bisogna cambiare il paradigma, andare oltre l’integrazione per parlare di interazione, perché anche quando gli stranieri vengono assunti e regolarizzati, continuano a essere considerati estranei, guardati con sospetto, mentre sappiamo che sono persone, con cui si può e si deve interagire.”

Una delle promesse dell’attuale governo era stato di limitare gli arrivi. Dal tuo punto di osservazione

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privilegiato puoi confermare questa tendenza?

“Posso assicurare che non è così. Gli sbarchi continuano, ma nessun ne parla, perché non conviene al governo. Le persone continuano ad arrivare e soprattutto a morire, nonostante gli accordi fatti con Libia, Egitto, che sono paesi che non rispettano i diritti umani. Faccio un esempio. Quando c’è stato il ciclone Harry, nel Mediterraneo, quest’inverno, sono morte 1000 in un giorno e non ne ha parlato nessuno. Voglio anche aggiungere che cercare di bloccare le partenze e rendere più difficili gli sbarchi arricchisce i trafficanti che aumentano le tariffe, perché sono aumentati i rischi. Insomma questo modo di affrontare il problema, che non è un problema, è un fallimento totale.” 

Un’ ultima domanda. Qual è il ruolo della Chiesa cattolica in questo progetto.

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“Gli ultimi due papi sono venuti a Lampedusa non per caso. Davanti alla Porta d’Europa Leone XIV ha dichiarato che l’accoglienza è un dovere non una facoltà. È venuto il 4 di luglio, giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti e si è rivolto a Trump, difendendo i diritti umani e il principio che l’accoglienza è un valore cristiano. Da qui nasce anche l’idea di proporre Lampedusa per il Nobel per la Pace, che vorrei condividere con tutti quelli che si occupano di salvare vite umane nel Mediterraneo.”   

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