Eitan: il nonno patteggia un anno e 8 mesi per il sequestro del bambino

Il nonno paterno Shmuel Peleg lo aveva portato via dalla casa della zia paterna Aya Biran, nel Pavese, l'11 settembre 202

Eitan: il nonno patteggia un anno e 8 mesi per il sequestro del bambino
Shmuel Peleg nonno del piccolo Eitan
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15 Dicembre 2022 - 22.02


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Una vicenda triste figlia di una tragedia- Dopo un anno e mezzo di battaglia legale, è arrivata una tregua nella famiglia del piccolo Eitan, l’unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone.

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Il gup di Pavia ha accolto le richieste di patteggiamento a un anno e 8 mesi e a un anno e 6 mesi chieste rispettivamente da Shmuel Peleg e dall’autista Gabriel Alon Abutbul, nell’udienza preliminare sul sequestro del nipote. Il nonno paterno lo aveva portato via dalla casa della zia paterna Aya Biran, nel Pavese, l’11 settembre 2021. Con l’aiuto del complice, Alon, lo aveva portato in auto fino a Lugano e da lì con un volo privato a Tel Aviv. Fin da subito il nonno di Eitan e Abutbul sono stati accusati di sequestro aggravato, sottrazione di minore all’estero e appropriazione indebita del passaporto.

Ne era nata una battaglia legale durata oltre 3 mesi, prima che le autorità giudiziarie israeliane decidessero di autorizzare il rientro di Eitan in Italia, a casa degli zii paterni.

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Adesso, per archiviare l’intera vicenda, il nonno e il complice, un ex paramilitare israeliano, hanno accettato non solo di patteggiare una condanna ma anche di risarcire Eitan, rappresentato dall’avvocato Fabrizio Ventimiglia. Il nonno nei giorni scorsi ha versato 53mila euro che andranno a costituire un fondo per gli studi e per la crescita di Eitan. I legali di Shmuel Peleg, Sara Carsaniga e Mauro Pontini, si definiscono «contenti della sentenza».

«Dopo molti mesi dal disastro che ci ha colpito, abbiamo deciso di concludere il complesso processo legale in un accordo e per scelta», ha fatto sapere il nonno con una nota. «Io e la mia famiglia continueremo a concentrarci sul continuare gli sforzi per adottare Eitan e portarlo in Israele, dove si trova la sua casa».

Una nota di rammarico, invece, è arrivata dalla zia Aya Biran, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Zanalda. «Non si riuscirà mai a sapere la verità su eventuali finanziatori del rapimento del bambino e su come sia stato possibile passare la frontiera e raggiungere l’aeroporto di Lugano, da dove è partito l’aereo per Israele», ha concluso

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