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Libero Grassi, lo sfogo della figlia Alice: "La mafia controlla passato e futuro di Palermo"

Alice Grassi a 31 anni dall'uccisione del padre che si era ribellato al racket delle estorsioni: "Questa città non dà futuro, ogni cosa passa per favori e raccomandazioni"

Libero Grassi, lo sfogo della figlia Alice: "La mafia controlla passato e futuro di Palermo"
Alice Grassi

globalist Modifica articolo

29 Agosto 2022 - 09.50


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Sono passati 31 anni dalla morte di Libero Grassi ucciso dalla mafia per essersi ribellato al racket delle estorsioni ma le cose, in tutti questi anni, non sembrano essere cambiate di molto. In questo articolo, riproponiamo lo sfogo di Alice Grassi, figlia dell’imprenditore, in occasione della ricorrenza del 2018. Uno sfogo amaro per raccontare di una Palermo ancora controllata dalla mafia, vittima del pizzo in cui ogni cosa passa grazie ai favori e alle raccomandazioni.

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Libero Grassi fu ucciso a Palermo il 29 agosto 1991 dal clan Madonia per aver denunciato pubblicamente le richieste di pizzo. “Quello di mio padre – ha detto Alice Grassi – è stato un esempio più che un insegnamento, visto come stanno ancora oggi le cose. A tanti anni di distanza dall’omicidio gli imprenditori sanno oggi che possono denunciare senza correre gli stessi rischi che ha corso mio padre. Purtroppo sono ancora in pochi che denunciano il pizzo rispetto alla dimensione del fenomeno”.

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“La mafia – ha proseguito la figlia di Libero Grassi – attraverso il pizzo ha controllato il passato e adesso continua a controllare il futuro di questa città. Controlla l’economia a Palermo, che è malata. Occorre dire basta. In questa città nessuno pensa che le cose si possano ottenere perché tu vali. Questo è gravissimo. Ogni cosa passa per raccomandazioni e favori. In questa città non c’è il senso della comunità. Pochissima gente fa cose per la città in modo disinteressato. Ogni cosa si fa per un proprio tornaconto”.

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“Bisogna cambiare atteggiamento e cultura. Ogni cosa che facciamo – ha sottolineato Alice Grassi – è per il bene comune e bisogna dare futuro e speranza ai giovani. Mio figlio tra mezz’ora parte per Milano dove studia. Lui come tanti altri non avranno futuro in questa città. Questo mi rattrista. Questa città non dà futuro. Bisogna lavorare per questo. Impegnarsi per questo. Abbiamo potenzialità enormi nel nostro territorio che non sappiamo mettere a frutto”.

Presente alla commemorazione anche Davide Grassi, il figlio dell’imprenditore che si rifiutava di pagare il pizzo. “L’antiracket a Palermo – ha detto – continua a essere efficace ed efficiente. E’ un tassello di questo Stato democratico che spero continui a ottenere risultati. Il pizzo è un fenomeno che esiste in questa città. Noto dei cambiamenti lenti ma visibili. Palermo continua a ospitare la mafia, ma non ne è soggiogata. Ho alcuni vicini mafiosi ma non mi sento soggiogato da Cosa Nostra. Serve ancora tempo per prendere consapevolezza per debellare il potere mafioso, ma credo che Palermo sia nella strada giusta”.

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