Professoressa transgender si toglie la vita nel camper in cui viveva: sul web il suo testamento

Sfogava da tempo sulla Rete le sue inquietudini, denunciando i "tentativi di annientamento" della sua persona, la sofferenza che le causava chi le stava intorno.

Professoressa transgender si toglie la vita nel camper in cui viveva: sul web il suo testamento
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15 Giugno 2022 - 16.58


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Cloe Bianco, all’anagrafe Luca Bianco, si è tolta la vita. Era la docente transgender di Fisica, che nel 2015 fece scalpore perché si presentò in classe, in un istituto del Veneziano, in abiti femminili, facendo outing. Da qualche anno, lontano dall’ex moglie e dalla figlia, la prof transgender viveva da sola in un vecchio camper parcheggiato a lato della strada regionale tra Auronzo e Misurina. E, appiccando un incendio all’interno del mezzo, si è tolta la vita.

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Ma prima di farlo ha annunciato il suo suicidio (“Porrò in essere la mia libera morte”) e pubblicato il suo testamento. E’ morta così tra le fiamme Cloe Bianco, all’anagrafe Luca Bianco, docente di Fisica di Marcon (Venezia), L’ultima parola spetterà all’esame del Dna disposto dalla Procura di Belluno: il risultato chiuderà formalmente la storia di Cloe Bianco, l’ex docente transgender, morta dopo aver appiccato il fuoco nel camper in cui viveva.

Aveva scritto e progettato da tempo la propria fine. Sul suo blog, infatti, ha lasciato le proprie volontà testamentarie, descrivendo, come in una poesia triste, i momenti che l’avrebbero portata al suicidio Il finale di un’esistenza fatta di sofferenza, di pregiudizi, che l’avevano allontanata mano a mano dalle relazioni sociali, dal lavoro, da tutto. L’intenzione del suicidio l’aveva anticipata nel suo blog il 10 giugno.

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“Subito dopo la pubblicazione di questo comunicato – si legge nel sito web – porrò in essere la mia autochiria, ancor piùdefinibile come la mia libera morte. In quest’ultimo giorno ho festeggiato con un pasto sfizioso e ottimi nettari di Bacco, gustando per l’ultima volta vini e cibi che mi piacciono. Questa semplice festa della fine della mia vita è stata accompagnata dall’ascolto di buona musica nella mia piccola casa con le ruote, dove ora rimarrò. Ciò è il modo più aulico per vivere al meglio la mia vita e concluderla con lo stesso stile. Qui finisce tutto”.

Nel sito aveva riprodotto le immagini del testamento e delle proprie disposizioni anticipate di trattamento. La donna sfogava da tempo sulla Rete le sue inquietudini, denunciando i “tentativi di annientamento” della sua persona, la sofferenza che le causava chi le stava intorno.

Nel 2015, all’anagrafe ancora con il nome di Luca Bianco, Cloe insegnava Fisica all’istituto di Agraria “Scarpa-Mattei” di San Donà di Piave. Un giorno entrò in classe vestita in abiti femminili, mostrandosi ai suoi allievi per come veramente si sentiva. “Cari ragazzi da oggi mi chiamerete Cloe”, aveva esordito.

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Si era presentata in minigonna, unghie laccate, caschetto biondo-cenere, ombretto alle palpebre, facendo sobbalzare gli studenti. Fu una ragazza, in particolare, a dirsi scioccata da quella rilevazione: uscì piangendo dall’aula e una volta a casa riferì tutto al padre, che scrisse direttamente all’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan – la quale in seguito fu solidale col genitore – raccontando di quella “carnevalata”. “Ma davvero – commentò l’assessore – la scuola si è ridotta così?”.

Cloe uscì sconfitta anche in quell’occasione. Il presidente del tribunale del lavoro di Venezia, pur “senza voler criticare una legittima scelta identitaria”, sognata da Bianco “dall’età di 5 anni”, stabilì che la sospensione di tre giorni inflitta dalla scuola alla prof “era stata giusta”, perché l’outing in così breve tempo, senza preparare adeguatamente le scolaresche, non era stato “responsabile e corretto”. 

Nel rogo del camper sono andati distrutti tutti i documenti della vittima e la vecchia targa del mezzo è leggibile solo parzialmente. Cloe aveva una ex moglie e una figlia che da tempo ne avevano perso i contatti e il furgone era diventato il rifugio di fortuna della vittima, visto anche il luogo, paesaggisticamente poco appetibile, in cui è stato trovato. Si tratta di una vecchia discarica in località Miniera, sopra Somprade, una frazione di Auronzo, a ridosso della strada regionale 48 delle Dolomiti. 

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