Istat, il 20 percento delle persone Lgbtq è discriminato sul lavoro o vittima di aggressioni

La statistica pubblicata dall'Istat dimostra quanto lavoro ci sia ancora da fare per una corretta integrazione. Per ovviare al problema, molte persone hanno preferito cambiare lavoro o trasferirsi in altri quartieri.

Istat, il 20 percento delle persone Lgbtq è discriminato sul lavoro o vittima di aggressioni
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24 Marzo 2022 - 14.23


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Circa il 20% delle persone Lgbtq vive in un clima ostile, nella sfera lavorativa, o addirittura è vittima di aggressioni. La statistica parla di 1 persona su 5 che denuncia anche atti ostili contro i propri figli.

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L’incidenza appare leggermente più elevata tra le donne (21,5% contro 20,4%), sia lesbiche sia bisessuali, tra i giovani (26,7%), gli stranieri o apolidi (24,7%) e le persone che vivono nel Mezzogiorno (22,6%). Lo riferisce l’Istat, sottolineando che il 38,2% delle persone in unione civile che si sono definite omosessuali o bisessuali ha subìto almeno un episodio di discriminazione in altri contesti di vita, per motivi legati all’orientamento sessuale.

Tra queste persone, il 16,8% si è trasferito in un altro quartiere, un altro Comune o all’estero per poter vivere più tranquillamente la propria omosessualità o bisessualità (il 12% in un altro Comune, il 3,4% all’estero). Il 16,7% è stato trattato male dai vicini di casa; il 13,1% dice di essere stato trattato meno bene degli altri in uffici pubblici, mezzi di trasporto e negozi; il 10,4% ha avuto problemi in ambiente sanitario nei rapporti con medici, infermieri  o altro personale socio-sanitario. 

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A chi ha figli (biologici e non) è capitato di essere evitato dai genitori di altri bambini per l’orientamento sessuale (12,4%), i figli stessi sono stati derisi (11,3%) o esclusi (6,5%) da altri bambini. E’ del 17% la quota di occupati o ex occupati che, oltre a ritenere di essere stati svantaggiati nella vita lavorativa per l’orientamento sessuale, ritengono di essere stati discriminati in almeno uno degli altri ambiti di vita quotidiana (il 12,1% delle donne bisessuali e il 17,7% dei gay), con un’incidenza maggiore tra i giovani (21,5% tra i 18-34enni).LEGGI ANCHE

Oltre il 68,2% ha evitato di tenersi per mano in pubblico con un partner dello stesso sesso per paura di un’aggressione, di una minaccia o di una molestia; questo comportamento è più comune tra gli uomini (69,7%), sebbene anche per le donne la percentuale sia elevata (65%). Anche aver evitato di esprimere il proprio orientamento sessuale per paura presenta valori elevati (52,7%), senza particolari differenze tra donne e uomini (rispettivamente il 53,3% e il 52,4%). 

Negli ultimi tre anni, tra le persone in unione civile o già in unione che vivono abitualmente in Italia e si sono definite omosessuali o bisessuali, l’incidenza di chi ha affermato di aver subito minacce per motivi legati all’orientamento sessuale, escludendo episodi avvenuti in ambito lavorativo, è pari al 4,1% tra gli uomini e al 3,3% tra le donne. Il valore è più elevato tra i giovani (5,8% dei 18-34enni) e tra le persone che vivono nel Mezzogiorno (4,3%). Le aggressioni violente a causa dell’orientamento sessuale riguardano il 3,2% degli uomini e il 2,9% delle donne. Come per le minacce, il fenomeno è più diffuso tra le persone più giovani (4,5%) e tra coloro che vivono nel Mezzogiorno (3,6%). 

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Le offese legate all’orientamento sessuale vengono ricevute anche via web. Con riferimento agli ultimi tre anni, vengono segnalate dal 14,3% degli uomini e dal 10,4% delle donne. Nel complesso prevalgono offese sui social network, cui seguono quelle in chat. 

La stragrande maggioranza delle persone omosessuali e bisessuali, in unione civile o già in unione che vivono in Italia, ritiene che per favorire l’inclusione delle persone Lgbt+ nel mondo del lavoro siano urgenti attività di formazione, sensibilizzazione o campagne sulla diversità Lgbt+ da parte delle istituzioni pubbliche (71,7%). 

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