Palù: "Le restrizioni causate da Omicron sono giuste, ma basta con questo allarmismo esagerato"

Vespignani: "Mai vista una così rapida crescita dei casi". Silvestri: "Da dati Sudafrica è 10 volte meno mortale di Delta"

Palù: "Le restrizioni causate da Omicron sono giuste, ma basta con questo allarmismo esagerato"
Giorgio Palù
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20 Dicembre 2021 - 11.09


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Stando alle opinioni degli esperti la variante Omicron, da qui a poche settimane, diventerà quella dominante in Italia. La maggior parte dei dati su cui si basano provengono infatti dal Sudafrica, area in cui le condizioni sono molto diverse.

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“Non è scontato che in poche settimane Omicron diventi prevalente in Italia. Non abbiamo dati sufficienti per affermarlo. In ogni caso è bene essere guardinghi e rafforzare le misure di protezione e prevenzione collettive ed individuali, vedi ricorso alla mascherina e al tampone. Le restrizioni in arrivo sono necessarie”. Così Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, in un’intervista al Corriere della Sera. Il virologo ha spiegato che non si hanno ancora abbastanza dati per valutare l’impatto della nuova variante del Sars-CoV-2.

“Noi attualmente ci basiamo sui dati del Sudafrica dove il nuovo ceppo virale ha preso il predominio, sugli ancora preliminari dati epidemiologici europei e sui pochi studi eseguiti. Ma le condizioni del Sudafrica sono diverse. Oltretutto disponiamo di elementi troppo scarsi per trarne conclusioni e chi traccia scenari allarmistici appare quantomeno precipitoso”.

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Il virologo ha spiegato che l’Italia ha finora individuato poco più di 80 sequenze Omicron, “in quanto svolge un’attività di sequenziamento molto bassa, siamo penultimi in Europa con la Spagna” osserva Palù.

Proprio perché non si sa ancora molto della nuova variante, è necessario, secondo Palù, “attrezzarsi per tempo”.

″[…]Questo virus presenta circa 35 mutazioni sulla proteina Spike che gli è necessaria per agganciare le cellule umane e che costituisce la base del vaccino. Molte di queste mutazioni sono state identificate in precedenti varianti come responsabili della capacità del virus di eludere la sorveglianza del sistema immunitario e di infettare efficacemente la cellula ospite. Non sappiamo però ancora esattamente se quella che viene descritta come maggiore capacità diffusiva di Omicron sia dovuta ad un processo infettivo più efficiente o ad una maggiore abilità di evadere l’immunità”.

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Per cercare di limitare la diffusione della variante, ha ribadito l’esperto, bisogna proseguire con la campagna delle terze dosi, che secondo Palù “non solo funziona, è il completamento del ciclo come avviene per quasi tutti i vaccini”. La terza dose è fondamentale perché, ha aggiunto il virologo, “alcuni studi non ancora pubblicati ci informano che per fermare il nuovo virus ci vuole una quantità di anticorpi 10-40 volte superiore a quelli che bastano a neutralizzare il ceppo originale”.

Sulla necessità di prendere provvedimenti contro la diffusione di Omicron si è espresso anche Alessandro Vespignani, direttore del Network Science Institute alla Northeastern University di Boston, uno dei maggiori esperti mondiali dei modelli di analisi delle malattie infettive. “Il 23 dicembre è già tardi. L’Italia forse ha un paio di settimane di vantaggio, ma deve sfruttarle applicando subito le misure contro Omicron” ha detto Vespignani a laRepubblica, inviando una sollecitazione al governo.

Vespignani ha spiegato che cosa si sa ad oggi della variante. L’esperto ha voluto sottolineare in particolare la velocità di diffusione della variante. Si legge su Repubblica:

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“Sappiamo una serie di cose. Omicron si diffonde molto più rapidamente. Abbiamo avuto la conferma che una parte di evasione del sistema immunitario c’è. La crescita dei casi è impressionante, non l’avevamo mai vista a questa velocità, con tempi di raddoppio di due giorni e mezzo, tre. Il richiamo della terza dose di vaccino, come l’infezione unita a un ciclo di vaccinazione completa, danno una protezione abbastanza alta da Omicron. Questo è un dato che in paesi come il nostro potrebbe aiutare a tenere la situazione sotto controllo, e spinge a velocizzare i richiami. Il numero dei casi gravi, se uno è protetto dal vaccino, è molto minore. Però il fenomeno si innesta su un letto di infezioni di Delta che riuscivamo a malapena a contenere, e per il sistema ospedaliero può diventare un grosso problema”.

“Il concetto di specie nei virus, che evolvono rapidamente e si adattano all’organismo che li ospita, è sempre difficile da definire: attenti a non trasformare un dibattito scientifico in allarmismo” ha detto, in un’intervista al Corriere della Sera, Guido Silvestri, lo scienziato italiano che da 30 anni lavora sui vaccini negli Stati Uniti come direttore del laboratorio di immunologia della Emory e del dipartimento di patologia della scuola di medicina dell’ateneo di Atlanta, in Georgia.

Che su Omicron ha spiegato: “Già oggi siamo a 200 mila casi circa, ma la cosa che conta di più non sono i contagi: è la pericolosità di questa fase della pandemia. Sicuramente Omicron si trasmette molto rapidamente, ma gli studi che abbiamo visto fin qui, soprattutto quello di Hong Kong, indicano che questo virus è molto bravo a insinuarsi nelle cellule dei bronchi, molto meno a scendere nei polmoni. Insomma, i contagiati non asintomatici sembrano subire un’aggressione quasi sempre limitata alle vie respiratorie superiori: dunque bronchite o tracheite, ma non la ben più pericolosa polmonite. Abbiamo ancora poche informazioni, ma i dati del Sudafrica, il primo Paese colpito, fin qui indicano che la mortalità da Omicron è dello 0,24%, almeno dieci volte meno rispetto al 2,5-4% delle precedenti ondate del coronavirus”.

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