Addio a Enrico Pieri, era sopravvissuto alla strage nazi-fascista di Stazzema

Il 12 agosto 1944. Il paesino della Versilia fu teatro di un massacro di 560 civili, tra cui 130 bambini.Pieri aveva 10 anni e tutta la sua famiglia fu sterminata

Addio a Enrico Pieri, era sopravvissuto alla strage nazi-fascista di Stazzema
Enrico Pieri, sopravvissuto alla strage nazi-fascista di Stazzema
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10 Dicembre 2021 - 20.52


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Un grande lutto, un pezzo di storia e di memoria storia sulla barbarie nazi-fascista che se ne va.

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Addio a Enrico Pieri, uno dei bambini di Sant’Anna di Stazzema (Lucca), sopravvissuto alla strage nazista del 12 agosto 1944. Il paesino della Versilia fu teatro di un massacro di 560 civili, tra cui 130 bambini.

Pieri aveva 10 anni nel 1944 e vide massacrare i suoi cari che vennero uccisi davanti a lui, nascosto nel sottoscala della cucina. Rimase completamente solo: furono trucidati i genitori, le due sorelle, i nonni e gli zii.

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L’annuncio della scomparsa di Pieri, avvenuta all’età di 87 anni, dopo una malattia, è stata data dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. “Gli promettiamo memoria ancora e sempre”, scrive l’Anpi.

Pieri era presidente dell’Associazione Martiri Sant’Anna Stazzema ed ha dedicato tutta la vita a far conoscere la strage dei soldati nazisti in ritirata, incontrando incessantemente gli studenti delle scuole. Aveva donato all’associazione la sua casa di infanzia, la stessa in cui fu sterminata la famiglia, per favorire incontri e dare spazio alle delegazioni di studenti e ricercatori che si recano a Sant’Anna per informarsi e approfondire la conoscenza storica.

Nel 2020 era stato nominato Commendatore dell’ordine al merito della Repubblica Italiana dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Sempre nel 2020 aveva ricevuto l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania insieme ad Ennio Mancini, altro superstite della strage

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Emigrato in Svizzera, dove ha vissuto a Berna per 32 anni Pieri è stato militante attivo nell’organizzazione ”Colonia libera italiana”. Per il suo impegno ha ricevuto nel 2011 il Premio di cittadino europeo dell’anno dal Parlamento europeo.

”Sono un convinto europeo. Sono stato emigrante in Svizzera per 32 anni e so cosa voglia dire essere italiano e discriminato. Per questo riconosco l’importanza dell’Europa unita”, aveva detto Pieri in alcune interviste nel 2020. ”Ho perdonato il popolo tedesco, non l’ideologia nazista”.

In una nota il presidente dell’Anpi Versilia, sezione Gino Lombardi
Giovanni Cipollini, esprimendo cordoglio e vicinanza ai familiari, afferma: “Pieri oltre ad essere un testimone della strage di Sant’Anna è stato un uomo che si è sempre battuto per gli ideali della pace, della democrazia e del rispetto tra i popoli. Egli era iscritto da tanti anni all’Anpi di Pietrasanta e per questo lo ricordiamo con affetto e stima. La sua scomparsa ci addolora. Faremo tutto il possibile per mantenere vivo il suo ricordo e la sua testimonianza”.

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Il ricordo della regione Toscana

“Perdiamo un pezzo di memoria: una persona che sapeva parlare ai giovani di un dramma e di una barbarie come la strage che nazisti e fascisti consumarono a Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto 1944 ma anche illuminarli sull’importanza di sentirsi ed essere europei. Era instancabile e senza dimenticare sapeva guardare al futuro e all’Europa”. Così il presidente della Toscana, Eugenio Giani, commenta la scomparsa di Enrico Pieri, superstite e testimone, a dieci anni, di uno delle stragi più efferate consumate dai tedeschi in ritirata durante la Seconda guerra mondiale.
Quella mattina, nel paese di Sant’Anna allora diviso in più borghetti, soldati guidati da fascisti della Versilia soffocarono infatti in poche ore 560 vite per poi dare quasi tutto alle fiamme: 394 saranno alla fine le vittime identificate.

Enrico Pieri, a gennaio di undici mesi fa, con la pioggia a tintinnare sopra le spalle, lo raccontava dal monte di Sant’Anna che si affaccia sul mare della Versilia ai ragazzi delle scuole toscane nel Giorno della memoria, quello che ricorda la liberazione del campo di Auschwitz. Oggi Enrico Pieri, 87 anni, insignito nel 2020 commendatore all’Ordine al merito della Repubblica, se n’è andato. Era malato, ma fino all’ultimo ha voluto essere in prima linea.

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”La vita e l’insegnamento di Enrico Pieri ci spronano ad un impegno ancora maggiore per la salvaguardia e la trasmissione della Memoria, in particolare rivolti alle giovani generazioni: un impegno a ricordare ciò che è stato, a non dimenticare il periodo più buio e vergognoso della storia affinché mai più possa ripetersi ” commenta l’assessora regionale alla cultura della memoria Alessandra Nardini.
” E delle energie che in questo ha profuso – aggiunge Mardini – voglio ringraziarlo”.
 Aveva dieci anni Enrico Pieri quel 12 agosto 1944 e riuscì a sopravvivere, unico della famiglia. Ai ragazzi del Giorno della memoria ricordava come 130 giovani come loro, che con la guerra nulla centravano, furono trucidati sulla piazza davanti alla chiesa del paese. Odio, violenza e devastazione. Chiudersi in se stessi o covare rancore sarebbe stata la reazione più naturale. E sette anni più tardi Pieri infatti emigrò.

”Ma arrivato in Svizzera – ripeteva spesso – capii che non si doveva e non si poteva più odiare. Mi resi conto che la Germania era troppo importante per l’Europa e che eravamo tutti europei: figli di un’Europa nata proprio a Sant’Anna, a Marzabotto o nei campi di concentramento”. Una lezione di vita, che non vuol dire dimenticare:
anzi, tutt’altro. Trentadue anni dopo essere emigrato Enrico è infatti tornato a Sant’Anna, ha ricucito lo strappo con un luogo dove ogni pietra gli ricordava dolore e il suo impegno si è profuso nel raccontare, quasi ogni giorno da primavera fino all’estate, ciò che è stato ai tanti giovani in visita. Guardando sempre al futuro e all’Europa. Un insegnamento che rimarrà.

Assieme ad Ennio Mancini, altro superstite, era stato insignito del cavalierato dalla Repubblica federale tedesca. Nel 2011 gli era stato conferito il premio Cittadino europeo dal Parlamento Europeo.
All’associazione Martiri di Sant’Anna di Stazzema, di cui era presidente, aveva donato la sua casa d’infanzia, la stessa in cui fu sterminata la famiglia.

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