Gli studenti fuori sede hanno paura del Covid: cercano case da non condividere

A causa della pandemia le abitazioni sono diminuite e gli affitti nelle grandi città saliti vertiginosamente. La ricerca di "Stanza semplice"

Studenti universitari
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10 Novembre 2021 - 11.31


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La pandemia ha cambiato gli equilibri anche in ottica universitaria: con il ritorno in aula, le città a vocazione universitaria hanno ripreso la fisionomia che avevano in epoca pre-pandemia.
Eppure, l’effetto della crisi sanitaria, ha cambiato drasticamente sia l’offerta sia il tipo di domanda.
Tant’è che oggi trovare una sistemazione per gli studenti universitari, che siano della Capitale o di altri capoluoghi come Milano, Bologna, Padova e Venezia, è diventata un’impresa quasi impossibile.
Questa è la fotografia che emerge dal sondaggio effettuato su oltre 10.000 mila studenti di 28 città italiane, realizzato in un arco temporale di 3 mesi dall’osservatorio “Stanza Semplice”, società che si occupa del recupero e rimessa in funzione di immobili da destinare agli studenti fuori sede. Il primo dato che salta all’occhio è che 1 studente universitario fuori sede su 2 (41% del campione intervistato) non trova una stanza in affitto ed 1 su 3 (29%), ha paura del Covid e ricerca esclusivamente una camera singola con bagno privato.
Durante la pandemia, i proprietari degli immobili rimasti vuoti a causa del ritorno degli studenti verso le proprie abitazioni, si sono visti costretti ad affittarli, non più frazionati, a delle famiglie. Ma non appena sono riprese le lezioni in presenza, il numero di appartamenti disponibili era drasticamente diminuito rispetto agli scorsi anni, o non collimava con i criteri di scelta degli stessi studenti.
“Si è registrata – ha spiegato Francesco Zeni, fondatore di Stanza semplice – un’esplosione della domanda e una riduzione dell’offerta. Inoltre la ricerca di una stanza quest’anno non coinvolge esclusivamente le matricole ma interessa anche gli studenti già avanti con gli anni accademici poiché la maggior parte di questi, non avendo più la possibilità di frequentare i corsi universitari, nel bel mezzo della pandemia avevano lasciato la propria sistemazione”.
E’ emerso anche che sempre più ragazzi, proprio per effetto della pandemia, hanno messo in discussione il modo di vivere gli spazi abitativi. “In molti temono di dover condividere un appartamento e aree comuni con persone a loro sconosciute e di cui ignorano i contatti, esprimendo la necessità di voler vivere in un luogo sicuro che sia quanto più rispondente alla loro paura dei contagi Covid”, sottolinea Zeni.
Un elemento, quindi, che li porta a richiedere l’affitto solamente di stanze che non obblighi loro alla convivenza con estranei. “Nel pre-pandemia – prosegue Zeni – 7 studenti su 10 chiedevano una stanza singola. Ora il numero è salito a 10 su 10 e iniziano a esserci numerose richieste del bagno privato in camera. In un certo senso, però, la pandemia non ha fatto altro che accelerare quello che il mercato ci stava già suggerendo, ovvero che il mercato delle stanze doppie e triple è morto”.
Dal sondaggio è inoltre emerso che il 15% degli studenti fuori sede vuole spendere nei limiti del proprio budget senza lasciarsi strozzare dall’aumento dei prezzi, il 10% ricerca una sistemazione in una posizione strategica rispetto alla sede universitario o i mezzi pubblici mentre il restante 5% desidera una camera arredata in modo dignitoso.
Altro aspetto da non trascurare è proprio l’arredamento della casa.
Sono tanti oramai i ragazzi stanchi degli arredi della nonna e del bagno con le piastrelle del 1800. Vivere in un appartamento e in una stanza bella, pulita, confortevole e dignitosa, è un elemento sempre più sentito. “Anche l’occhio vuole la sua parte, oltre naturalmente alla sicurezza sia degli impianti domestici come la lavatrice o la lavastoviglie sia di quelli tecnologici come la connessione a internet”.
Gli studenti, in aggiunta, chiedono comfort e stanze in una posizione strategica per arrivare in ateneo senza troppe peripezie. Ma si sa, più la stanza è vicina, più alto è il prezzo. Proprio per questo Stanza Semplice monitora costantemente circa 120 città universitarie italiane, considerando che vi sono sedi distaccate dei principali atenei universitari.
“Si è registrato un aumento dei prezzi, in tutte le città universitarie, dal 6% con picchi del 12% nelle città più importanti come Milano, Roma, Firenze, Bologna, Venezia, Padova”. Questo succede perché solamente il 3% dell’offerta è in mano di strutture organizzate che svolgono questa attività in maniera strutturata e professionale, mentre il restante 97% prova a soddisfare una domanda in costante crescita, senza avere adeguati strumenti organizzativi.
“Ogni anno – ha detto Zeni – i principali atenei universitari registrano un +2/+3% di nuove immatricolazioni e, nella maggior parte dei casi, si tratta di ragazzi che avranno bisogno di una soluzione dignitosa e comoda per alloggiare”. “Ebbene – osserva – nel ventennio scorso, questo 97% ha fatto il bello e il cattivo tempo, ‘usando’ gli studenti come carne da macello, affittando loro le stanze (spesso doppie e triple) in appartamenti vecchi, sporchi e con gli arredi della nonna”.

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