Si toglie la vita Giuseppe De Donno: sosteneva la terapia del plasma contro il Covid

L'ex primario di Pneumologia dell'ospedale Carlo Poma di Mantova è stato trovato morto nella sua casa di Curtatone.

Giuseppe De Donno
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27 Luglio 2021 - 21.36


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Una tragedia ancora incomprensibile: è morto l’ex primario di Pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, Giuseppe De Donno.
Tra i volti della lotta al Coronavirus nell’ultimo anno e mezzo, promotore in particolare della terapia con il plasma, De Donno è stato trovato morto nella sua abitazione di Curtatone. Si è tolto la vita.

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Lascia la moglie, una figlia e un figlio.

La storia e le polemiche

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De Donno era diventato uno dei protagonisti delle cronache per il plasma iperimmune che si riteneva avesse aiutato molti pazienti durante i primi mesi del 2020, i più tragici nella lotta al coronavirus.

Da mesi giravano voci sulla stanchezza del medico, che dopo 27 anni aveva deciso di optare per un cambiamento epocale per lui, che era entrato all’ospedale Carlo Poma subito dopo la laurea.

Nel reparto di Pneumologia era stato in prima linea contro l’epidemia e soprattutto aveva condotto la sperimentazione sull’utilizzo del plasma.


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Suo malgrado (o con il suo consenso) De Donno era stato sponsorizzato dalla destra che non si capisce bene su quali basi scientifiche  aveva appoggiato e promosso il suo operato e attaccato chi criticava il medico.


Lo scorso giugno aveva lasciato l’ospedale Carlo Poma dopo tanti anni di servizio per diventare medico di medicina generale. 

Nel Mantovano comunità sotto shock

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Il corpo dell’ex pneumologo è stato ritrovato dai familiari nella sua casa di Eremo, frazione di Curtatone, dove viveva con la moglie Laura e due figli, Martina, consigliere comunale nel paese, ed Edoardo. Secondo le prime notizie, il medico si sarebbe tolto la vita impiccandosi. Sgomento il sindaco Carlo Bottani, amico intimo del medico, che si fa interprete del sentimento di un’intera comunità sotto shock. “Giuseppe era una persona straordinaria – dice tra le lacrime -. Ho avuto il privilegio di essere al suo fianco nella prima fase del lockdown e ho visto quanto si è speso per i suoi pazienti. La storia lo ricorderò per il bene che ha fatto”.

La morte del medico ha lasciato tutti sgomenti perché non c’erano stati segnali che potessero far pensare a un gesto estremo. “Con il nuovo lavoro di medico di base – ricorda ancora il sindaco – l’avevamo visto felice della nuova opportunità. Io stesso lo avevo affiancato quando ai primi di giugno aveva annunciato che lasciava l’ospedale per dedicarsi alla medicina di base”. 

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