Funivia del Mottarone, il direttore tecnico: "Una tragedia immane, la terrò sempre nel cuore"

Parla Enrico Perocchio: "Ricorderò quella giornata di domenica per tutta la vita. Io sto male per niente, figuriamoci come sto adesso sapendo che sono morte quattordici persone"

Enrico Perocchio
Enrico Perocchio
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31 Maggio 2021 - 08.26


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Lui è stato scarcerato dal gip che ha ritenuto gli elementi della procura molto deboli per giustificare la custodia cautelare.
Ma resta indagato.

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“Ricorderò quella giornata di domenica per tutta la vita. Io sto male per niente, figuriamoci come sto adesso sapendo che sono morte quattordici persone. Questa è una tragedia immane. La terrò sempre nel cuore. È impossibile dimenticarla. E

purtroppo io non posso fare nulla”.

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A parlare, in un’intervista a La Stampa, è Enrico Perocchio, direttore tecnico della funivia del Mottarone e dipendente della Leitner. L’ingegnere, tra gli indagati nell’inchiesta per l’incidente della funivia Stresa-Mottarone, è la persona a cui era stata affidata la manutenzione della funivia. La scorsa notte, ha lasciato il carcere di Verbania: “Sono stati sei giorni pesantissimi -spiega-: questa accusa è devastante. Ora sono finalmente un po’ sollevato. Torno in famiglia”.

Ripercorrendo l’intera vicenda, l’ingegnere racconta il momento in cui ha appreso la notizia: “Ero a casa e sono partito subito per il posto dell’incidente. Io pensavo ci fossero da organizzare soccorsi, nessuno mi aveva detto cosa era accaduto. Quando me lo hanno spiegato mi sono sentito morire. “Non è possibile”, pensavo. Se avessi saputo che venivano adoperati i blocchi dei freni, i cosiddetti forchettoni, avrei fermato immediatamente l’impianto. Scoprire questo adesso è un enorme macigno sullo stomaco”. Per ogni lavoro di riparazione o problema tecnico spettava a lui decidere come e quando intervenire, tuttavia assicura: “Non sapevo dei forchettoni. Se avessi saputo non avrei avallato quella scelta. Lavoro negli impianti a fune da ventuno anni e so che quelle sono cose da non fare mai, per nessuna ragione al mondo”. Poi sottolinea: “Tutte le manutenzioni sono state fatte. Era tutto a posto. Ora vedremo le analisi sulla rottura della fune per capirne le ragioni”.

Sul suo rapporto con Nerini, afferma: “E’ un rapporto di lavoro abbastanza buono. Ritenevo onestamente che la gestione dell’impianto fosse più del capo servizio che sua”. Ma “non so quanto entrasse dentro discussioni tecniche. Io con lui avevo dialoghi legati a questioni amministrative e di regolarità dell’impianto. Se c’era un problema chiedeva che Leitner glielo risolvesse e noi glielo abbiamo sempre risolto. Non ho mai ricevuto da Nerini pressioni perché si girasse in condizioni non regolari”. Sul perché, allora, possa aver fatto quella scelta, dice: “Non sono nella sua testa, non posso saperlo. Se lo avessi saputo lo avrei bloccato prima”. In ogni caso, la rottura della fune, avverte, è un evento “rarissimo”, ma “può capitare”. Tanto che “è prevista la presenza di freni di emergenza”.

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Ora quindi “si farà luce su come sia potuto accadere, ma so con certezza che da noi le manutenzioni su funi e testa fusa erano a posto”.

Certo è, assicura, che “se mi fosse caduto l’occhio sui forchettoni, colorati di rosso proprio per iniziativa mia, che li volevo ben visibili, li avrei fatti togliere immediatamente”. Insomma, “è stato un errore mettere i forchettoni per ovviare a un problema che si poteva o risolvere. Bastava chiudere l’esercizio uno o due giorni, basta bloccare la funivia e si risolveva il problema”. In fondo “questo è un periodo di bassa stagione”.

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