Il pm chiede di condannare Lucano e 7 anni, la replica: "Vogliono distruggere un ideale politico"

Il processo sulla gestione dei migranti a Riace verso le battute finali. Per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, il pm ha chiesto 4 anni e 4 mesi. L'accusa ha poi chiesto tre assoluzion

Mimmo Lucano
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17 Maggio 2021 - 19.44


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Il processo “Xenia” è agli sgoccioli: dopo aver cercato in tutti i modi di far passare Mimmo Lucano per un criminale, la cui unica colpa è stata quella di aver condotto in modo virtuoso la propria carica improntando ogni suo gesto in nome della solidarietà e dell’accoglienza, è giunta oggi la proposta di condanna.
Sette anni e undici mesi di reclusione: è questa la richiesta di condanna avanzata dal pm di Locri Michele Permunian a carico dell’ex sindaco di Riace Domenico “Mimmo” Lucano, accusato nel processo di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti nel centro della Locride che era divenuto famoso in tutto il mondo proprio per le politiche sui migranti portate avanti.
Per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, il pm ha chiesto 4 anni e 4 mesi. L’accusa ha poi chiesto tre assoluzioni e per gli altri imputati condanne pene da un minimo di 6 mesi a un massimo 7 anni e 11 mesi. Nella sua requisitoria il pm ha sostenuto tra l’altro che “è stata smentita la tesi difensiva che parlava di processo ‘politico’”.

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Mimmo Lucano: Riace fa paura

“La richiesta così alta è l’ennesima dimostrazione che Riace e il modello che avevamo realizzato fanno paura. E’ stato un ideale politico che vogliono distruggere. Non è un caso che comincia tutto nel 2016 quando l’area progressista apre le porte alla criminalizzazione della solidarietà in Italia e in Europa. Dopo arriva Salvini e completa l’opera. Non è nemmeno un caso che oggi a Riace l’accoglienza ancora resiste e la mission continua senza fondi pubblici e tra mille difficolta. Questa è la risposta più forte. Oggi è stata la giornata della Procura. Ma l’ultimo capitolo si deve ancora scrivere”.
“Accuse inventate”

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“Alcune accuse – è il commento dell’ex sindaco, che non era presente in aula, subito dopo la fine della requisitoria del pm – sono completamente inventate. Il profilo che hanno tratteggiato non corrisponde al mio. Non sono io quello che vogliono fare passare”.  

 “Per me – prosegue – la politica è un ideale. Io ho solo creduto in un ideale. Ogni passo che ho fatto ha avuto queste motivazioni, per il riscatto delle persone che arrivano a Riace. La Procura insiste che io ho avuto motivazioni politiche legate a candidature. Quello che non dice il pm è che io non mi sono mai candidato se non al Comune di Riace rifiutando proposte come quella al Parlamento europeo, alle politiche e alle regionali. All’inizio mi hanno accusato di aver fatto sparire milioni di euro, poi il teorema della Procura è cambiato perché il dibattimento ha dimostrato che non era vero e così hanno ripiegato su motivazioni politiche inesistenti”. 

 

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