Il parroco sardo non vuole lo stop alle messe: impugna l'ordinanza del sindaco

Don Mario Curzu chiede anche i danni: "Il divieto di svolgimento di celebrazioni religiose mortifica la comunità cristiana locale"

Chiesa di Bono, Sassari

Chiesa di Bono, Sassari

globalist 7 gennaio 2021

Il Covid ha fatto danni a tutti, e anche le chiese ne hanno risentito.


Per la prima volta un sacerdote è andato contro la decisione di sospendere le messe, chiedendo danni anche al sindaco per la decisione presa.


Un parroco sardo ha impugnato l'ordinanza del sindaco che, per evitare la diffusione del contagio da coronavirus, ha imposto lo stop alle messe coi fedeli fino al 17 gennaio.


Accade a Bono, provincia di Sassari, dove don Mario Curzu ha dato mandato ad un avvocato di impugnare l'ordinanza del sindaco.


Il legale si riserva anche di chiedere i danni. "Tale provvedimento - osserva l'avvocato Ivano Iai - è lesivo dei principi costituzionali in materia di libertà religiosa e di esercizio del diritto di culto e risulta adottato nonostante sia già intervenuto l'annullamento di precedente e analoga ordinanza da parte del Prefetto della Provincia di Sassari, Maria Luisa D'Alessandro".


"Il divieto di svolgimento di celebrazioni religiose in presenza dei fedeli, previsto nell'ordinanza del sindaco - osserva Iai -, costituisce atto abnorme di incomprensibile mortificazione per la comunità cristiana locale e proviene, in ogni caso, da Autorità carente in assoluto di competenza in virtù delle previsioni costituzionali che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica (art. 7 Cost.) e dei patti internazionali ivi richiamati. Il divieto generale e radicale di celebrazioni religiose appare, peraltro, contraddittorio nel contesto delle libertà ammesse dal provvedimento del sindaco che prevede una deroga per i funerali il cui svolgimento - esclusivamente nel cimitero di cui è disposta la chiusura e consentito in presenza di non più di 15 persone ma con imprecisa indicazione di chi debba trattarsi - sembrerebbe compatibile con le cautele da adottarsi per scongiurare il rischio di contagio o diffusione di epidemie virali".


"Pur ispirata dalla finalità di contenere la pandemia in corso, l'ordinanza - annota il legale - vìola, in ogni caso, il principio di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.) giacché permette lo svolgimento di una serie indeterminata di attività umane, esemplificativamente elencate, pregiudicando la sola libertà di esercizio della religione e del culto che i cittadini di Bono non potranno neppure esercitare all'esterno del territorio comunale a causa dell'illegittima sospensione per essi della libertà di circolazione (art. 16 Cost.)"