La diretta tv sul furgoncino della Pfizer è stata un’esagerazione da attesa messianica

tutta questa copertura mediatica del viaggio del furgoncino della Pfizer, seguito passo passo come se trasportasse Gesù Cristo a salvare il mondo dall'apocalisse, crea un'attesa messianica fuori luogo

Il furgone del vaccino

Il furgone del vaccino

Claudio Visani 26 dicembre 2020
Vero che siamo tutti molto provati dal Covid. Vero che due milioni di contagiati e 70mila morti è la più grande catastrofe dopo la guerra. Vero che questa tragedia sanitaria, sociale ed economica tocca direttamente o indirettamente molti di noi. Vero che non ne possiamo più di mascherine, distanziamento sociale, lockdown. Bene che in tempi record la scienza e l'industria farmaceutica siano arrivati a produrre il vaccino. Bene che domani ci sia il simbolico vaccine day in tutta Europa. D'accordo che quest'anno è un Natale talmente surreale e straniante che ci saremmo attaccati a qualsiasi cosa pur di poter respirare un po' d'aria di festa, vedere una qualche lucina e brindare in allegria. Ma tutta questa copertura mediatica del viaggio del furgoncino della Pfizer, seguito passo passo come se trasportasse Gesù Cristo a salvare il mondo dall'apocalisse, crea un'attesa messianica che mi pare del tutto fuori luogo e credo anche controproducente (c'è il vaccino, siamo a cavallo) rispetto alle molte difficoltà che ancora ci aspettano per i prossimi mesi. Poi sempre lunga vita al vaccino, ben inteso.