"Il fatto non costituisce reato": assolti 8 fascisti per i saluti romani alla commemorazione di Ramelli

La sentenza è stata emessa dal giudice della sesta penale Teresa Ferrari da Passano che ha accolto le richieste di assoluzione dei legali degli imputati. I fati risalivano al 2016.

Fascisti a una manifestazione
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23 Dicembre 2020 - 15.56


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Ancora una beffa per la repubblica italiana antifascista e per chi si è battuto contro una dittatura criminale.
La verità è che le leggi che perseguitano il fascismo sono piene di zone d’ombra che lasciano ampi margini di discrezionalità-
E anche per questo ogni volta che è stata promossa una legge più stringente la destra è insorta e il resto è stato fatto dal partito degli ignavi.
Tutti assolti perché “il fatto non costituisce reato”. Si è chiuso così in primo grado il processo milanese a carico di otto persone, tutti esponenti dell’estrema destra, imputate per manifestazione fascista, ossia una violazione della legge Mancino, per saluti romani alla commemorazione nel 2016 dello studente Sergio Ramelli e dell’avvocato Enrico Pedenovi, uccisi negli anni ’70, e di Carlo Borsani militare e stretto collaboratore di Mussolini ucciso nell’aprile del 1945.
La sentenza è stata emessa dal giudice della sesta penale Teresa Ferrari da Passano che ha accolto le richieste di assoluzione dei legali degli imputati, gli avvocati Antonio Radaelli, Luca Procaccini, Mario Giancaspro, Jacopo Cappetta e Andrea Benzi.
Tra gli imputati esponenti di Lealtà Azione e Casapound.

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La Procura aveva chiesto condanne fino a 5 mesi. Tra sessanta giorni le motivazioni della sentenza.

Numerosi sono stati i processi portati avanti dalla Procura milanese su casi simili, di manifestazioni fasciste con saluti romani, e la giurisprudenza di questi ultimi anni ‘balla’ tra condanne e proscioglimenti.
Con “la chiamata al presente e il saluto romano” hanno voluto “celebrare in modo statico e orgoglioso il disciolto partito fascista”, aveva scritto il gup di Milano Manuela Cannavale nelle motivazioni della condanna in abbreviato, del settembre scorso, per 5 estremisti di destra accusati di avere violato la legge Scelba (non la legge Mancino), che sanziona l’apologia del fascismo, nell’aprile 2019 davanti al murale di Ramelli in via Paladini a Milano.

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