I maestri di sci dimenticano 800 morti al giorno e protestano per la chiusura degli impianti

L'Amsao, Associazione Maestri di Sci Alpi Occidentali, si mobilita e scende in piazza per protestare contro la chiusura imposta a piste e impianti da sci e per richiedere significativi ristori.

Piste di sci in tempi di Covid

Piste di sci in tempi di Covid

globalist 11 dicembre 2020
Se chiedono ristori hanno ragione. Se chiedono di lavorare vuol dire che non hanno ben presente che siamo in piena pandemia con 700-800 morti al giorno e che l’inverno è un fattore aggiuntivo di rischio.
L'Amsao, Associazione Maestri di Sci Alpi Occidentali, si mobilita e scende in piazza per protestare contro la chiusura imposta a piste e impianti da sci e per richiedere significativi ristori. L'appuntamento è per lunedì mattina in piazza Castello a Torino, davanti alla sede della Regione perché, spiegano ''dopo vari tentativi e appelli per riportare tutti alla ragione, caduti nel vuoto, adesso è arrivato il momento di scendere in piazza. Già perché a cadere, privata della possibilità di lavorare, stavolta è l'intera filiera dell'indotto dell'industria della neve, messa in ginocchio dalle scelte del Governo''.
Ai maestri di sci si affiancherà, tutto il sistema economico alpino, a partire dagli impianti a fune rappresentati dall'Arpiet, da Federalberghi, Ascom, e ancora Fisi Aoc. ''Scendiamo in piazza - spiega Gianni Poncet, presidente Amsao - per poter lavorare data l'impossibilità a farlo imposta dal Governo. Una decisione gravissima con le Scuole di Sci che non potranno essere operative a partire dalla settimana di Natale e sino all'Epifania. Un fattore che peserà più del 40 per cento del fatturato diretto dopo che siamo già stati costretti a chiudere con due mesi di anticipo lo scorso marzo e aprile''.
''Il nostro lavoro, la nostra economia e tutta quella derivante dall'indotto, è legato alla stagione invernale. Per questo motivo scendiamo in piazza per chiedere concreti ristori, maggior attenzione, ed un aiuto dallo Stato e dalla Regione Piemonte affinché l'economia delle Scuole di Sci e dei Maestri possa contare su iniziative utili per sopperire alla situazione pesantemente negativa generata dal Covid-19 e che, come per le altre attività dalle alpi agli appennini, avrà pesanti ripercussioni negative che si rifletteranno anche nei prossimi anni dove bisognerà tornare a ricostruire un mercato, nazionale ed internazionale, capace di generare un indotto turistico ed occupazionale di prim'ordine'', conclude Poncet.