Dossier Oms, Zambon: "Vorrei andare in Procura ma me lo impedisce l'immunità"

Il ricercatore dell'Oms è stato convocato tre volte: "Ho da dire delle cose, voglio evidenziare le criticità del piano pandemico"

Francesco Zambon
Francesco Zambon
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11 Dicembre 2020 - 18.19


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Francesco Zambon, ricercatore dell’Ufficio europeo dell’Oms, è al centro di un caso che riguarda proprio l’Organizzazione Mondiale, la Procura di Bergamo e la gestione del Covid.

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Il ricercatore sarebbe stato convocato tre volte dopo aver redatto un articolo in apertura del sito  che si occupava della storia del Rapporto Oms sulla gestione della prima fase della pandemia in Italia.

L’articolo è stato poi rimosso dal sito dell’Oms subito dopo la pubblicazione, il 13 marzo.

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“Quando ho ricevuto la prima convocazione” dalla Procura di Bergamo “l’ho segnalato all’ufficio legale dell’Organizzazione mondiale della sanità, che mi ha risposto dicendo che non potevo andare perché ero protetto dall’immunità. Ma io volevo andare, perché avevo qualcosa da dire”.

Il rapporto sarebbe stato ‘oscurato’ per le pressioni dell’Italia, come ha svelato in diverse puntate ‘Report’, evidenziando la mancanza di un piano pandemico aggiornato nel nostro Paese.

La storia del rapporto scomparso dal sito dell’Oms si intreccia con l’indagine della Procura di Bergamo sulla mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro, nel Bergamasco, e sulla riapertura dell’ospedale di Alzano chiuso dopo aver scoperto casi di Covid-19. Zambon, che lavora all’ufficio dell’Oms a Venezia, è stato “convocato tre volte – riferisce il Guardian – per parlare con i pubblici ministeri, ma gli è stato impedito di presentarsi dall’Oms, per cui lui e gli altri 10 ricercatori coinvolti nella redazione del rapporto avrebbero l’immunità”.

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Ad essere ascoltato dai Pm è stato Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms, all’inizio di novembre, “ma i contenuti dell’udienza non sono stati divulgati”.

Per ascoltare gli altri, l’Oms ha fatto sapere che la Procura deve seguire i canali diplomatici, facendo richiesta attraverso il ministero degli Esteri.
L’ultima convocazione a Zambon è del 10 dicembre, ma nuovamente il ricercatore non si è potuto presentare nonostante avesse richiesto il permesso all’Oms, racconta il Guardian.

“Il Rapporto – spiega Zambon – non criticava il Governo italiano, ma evidenziava le criticità nella gestione della pandemia, partendo dalla premessa del vecchio piano pandemico, che è stato solo ‘riconfermato’ e non aggiornato nel 2017. Il team ha controllato a fondo questo aspetto e ha scoperto che tutti i piani successivi al 2006 erano stati semplicemente copiati e incollati, senza che una parola o anche una virgola fosse cambiata nel testo”.

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Dopo la rimozione dal sito, racconta il ricercatore al Guardian, “ho scritto disperatamente a tutti gli alti funzionari, compreso il direttore generale, avvertendo del pericolo” di quanto stava succedendo.

Secondo Zambon, infatti, “la pubblicazione aveva un potenziale effetto salva-vita ed era in gioco la responsabilità e la credibilità dell’Oms, perché un conflitto di interessi personale veniva considerato più importante che condividere delle lezioni apprese dal Paese più colpito in quel momento” da Covid-19.

Zambon si dice disponibile e pronto a collaborare con la Procura di Bergamo: “Il punto non sono le conseguenze che potrei subire. Lo faccio perché credo fermamente che il mondo abbia bisogno di un’Oms trasparente e indipendente, che si concentri sulle persone”.

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