L'anestesista: "Le mie 12 ore in terapia intensiva guardando il terrore negli occhi dei malati"

Questa battaglia sarà vinta da medici, infermieri nonostante tutto e tutti, nonostante chi dice che la situazione migliori mentre le terapie intensive straripano, nonostante chi pensa al Natale o Capodanno

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Felice Spaccavento Modifica articolo

23 Novembre 2020 - 14.01


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In questi giorni sto attraversando il dolore di questa malattia che ci sta cambiando eppure per il mio lavoro pensavo di aver visto di tutto, i campi dei rifugio durante la guerra del Kosovo, la strage dei treni del 12 luglio.
Per il mio lavoro ho visto morire persone che ho seguito per mesi o per anni. Ho ancora i loro messaggi memorizzati.
Ho tenuto per mano bambini mentre i loro genitori li abbracciavano l’ultima volta.
Pensavo il mio cuore fosse abituato.
Questo è un dolore diverso.
È il dolore della paura di una malattia ignota, dell’impreparazione, dell’isolamento per una patologia severa.
Quando sei affetto da una grave malattia di solito la tua famiglia ti è vicina; quando hai il #Covid invece, tutti scappano o gli viene imposto di starti lontano.
E sei solo con il tuo terrore che ti si legge negli occhi.
E poi il SILENZIO, quello della rianimazione, interrotto solo dal suono dei monitor e dagli allarmi.
Ho la schiena massacrata per un’intera giornata dedicata ai pazienti fragili e per una notte di guardia in RIA ma la mia mente torna a quel silenzio rispettoso, il silenzio di una terapia intensiva dove tutti non si permettono un momento di pausa.
Dodici ore in quella tuta sono interminabili e anche cose così banali come grattarti il naso diventano impossibili.
Verso le 4 del mattino osservavo lo sguardo attento degli infermieri quasi freschi come all’inizio del turno. Molti di loro giovanissimi, altri molto più grandi ma tutti sempre in moto assieme agli ausiliari.
Non ho mai visto tanto RISPETTO e CURA verso il malato.
Questa battaglia sarà vinta da medici, infermieri e tutto il personale della #sanità nonostante tutto e tutti, nonostante chi dice che la situazione migliori mentre le terapie intensive straripano, nonostante chi pensa al Natale o Capodanno e io, come molti miei colleghi, pensiamo a come proteggere le nostre famiglie, nonostante chi dice che tutto questo non esiste e io vedo i malati che si chiedono il perché, nonostante chi dovrebbe prendere decisioni drastiche in tutta la nostra Nazione sta ancora a giocare come colorarla e io penso che i colori servano a poco e che basti entrare in un qualsiasi ospedale d’ITALIA.
Questa battaglia sarà vinta dalla Scienza e da coloro che si adoperano per essa, a rischio della propria vita, nonostante tutto.

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