Il Cts era contrario alla riapertura delle discoteche in Sardegna: ma Solinas diede priorità agli affari

Il Comitato tecnico scientifico della Sardegna aveva detto no alla ripresa dei locali il 6 agosto. Ma il Presidente della Regione ha ugualmente firmato l'ordinanza l'11 agosto.

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11 Novembre 2020 - 13.25


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Alla fine la verità sta emergendo: ossia che tra i soldi e la vita delle persone la politica (soprattutto quella di destra) ha dato la priorità agli affari.

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Peccato (ma peccato sul serio e non per fare ironia) che da quelle scelte sciagurate sono scaturiti focolai Covid in Sardegna, nelle discoteche se ne sono allegramente tutti fregati delle regole e la seconda ondata del Covid in Italia è anche figlia (se in parte o per larga parte lo stabilirano gli approfondimenti epidemiologici) del virus che partendo dalla movida dei nabbabbi si è diffuso nell’isole a poi nel resto di italia-

Il Comitato tecnico scientifico della Sardegna aveva espresso parere negativo sulla ipotesi di riapertura delle discoteche, il 6 agosto scorso, riapertura avvenuta poi con ordinanza del Presidente della Regione, Christian Solinas, firmata l’11 agosto.

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Risulta da alcuni passaggi del documento dei professori Stefano Vella, Pietro Cappuccinelli, Francesco Cucca e Giovanni Sotgiu.

Dalla ricostruzione di Repubblica emerge che prima della contestata ordinanza di agosto, ora oggetto anche di una indagine della Procura di Cagliari, ci sarebbe stata una seconda interlocuzione, informale, tra un dirigente della Regione e alcuni componenti del Cts e a questo si riferirebbe il presidente quando, nella premessa dell’ordinanza, riporta di aver acquisito il parere del Comitato Tecnico scientifico.

Il resto l’ha raccontato Report: la pressione degli imprenditori e dei gestori dei locali alla fine prevalse sui rischi epidemioligici.

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Ora c’è una indagine in corso che stabilirà eventuali responsabilità penali. Ma politicamente è chiaro: per la nostra destra bolsonariana o trumpiana che sia prima vengono i soldi e poi la vita. E basta dire che la gente ‘muore di fame’. In pochissimi giorni in Italia ci sono state 2 mila famiglie che hanno pianto un loro congiunto morto. Mentre in estate si ballava irresponsabilmente sul virus.

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