Femminicidio di Pamela Mastropietro, anche l'Appello conferma l'ergastolo a Oseghale

E' accusato dellʼomicidio della 18enne romana uccisa e fatta a pezzi il 30 gennaio 2018 a Macerata

Oseghale e Pamela Mastropietro
Oseghale e Pamela Mastropietro
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16 Ottobre 2020 - 20.25


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Confermata ad Ancona dalla Corte d’assise d’Appello la condanna all’ergastolo con isolamento diurno di 18 mesi per Innocent Oseghale, 32enne pusher nigeriano, per l’omicidio della 18enne romana Pamela Mastropietro, uccisa e fatta a pezzi il 30 gennaio 2018 a Macerata. Le accuse sono omicidio volontario aggravato della violenza sessuale, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere.

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“Bravi, grandi”. L’applauso di Alessandra Verni, madre della 18enne, ha salutato il verdetto della Corte. Mentre Oseghale stava uscendo dall’aula, scortato dalla polizia penitenziaria, l’uomo ha detto ad alta voce: “Non l’ho uccisa, va bene, capite tutti italiani”. “Ci aspettavamo questa sentenza, vista l’aria che tirava”, il commento a caldo di uno dei due legali. La difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione perche “si sono verificate delle violazioni di legge”.

 

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La sentenza è arrivata dopo una lunga udienza dedicata in particolare alle arringhe difensive e alle dichiarazioni spontanee dell’imputato. “Non ho ucciso Pamela”, ha ribadito Oseghale ammettendo ‘ quasi impassibile di averne sezionato il corpo per disfarsene perche’ non entrava in una valigia. “Ero sotto shock, confuso, agitato – ha riferito a proposito del sezionamento del corpo, leggendo un foglio manoscritto tradotto da un interprete dall’inglese – ho fatto una cosa terribile… mi dispiace”.

 

Le scuse sono state rispedite al mittente prima dal legale della famiglia, Marco Valerio Verni, zio di Pamela, e poi dalla madre della 18enne romana, sempre presente alle udienze. “Le scuse se le può tenere – ha replicato a margine del processo -. Ha avuto l’ultima possibilità di raccontare la verità e non l’ha fatto. Non gli credo. Andò a comprare la candeggina con un altro, ci spieghi perché…”.

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Il corpo della giovane venne ritrovato il giorno seguente all’interno di due trolley sul ciglio di una strada a Pollenza, vicino Macerata, dove Oseghale l’aveva lasciato. Accolta dunque dai giudici la ricostruzione della procura generale, rappresentata dal pg Sergio Sottani e dal sostituto Ernesto Napolillo: Oseghale uccise Pamela con due coltellate al fegato dopo aver consumato con lei un rapporto sessuale, approfittando dello stato di fragilità della ragazza – con doppia diagnosi borderline e di tossicodipendenza – scappata il giorno prima da una comunità terapeutica e che aveva assunto eroina procurata proprio per il tramite di Oseghale.

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