Focolaio all'Ostello della Caritas alla Stazione Termini: 23 positivi

Due di essi sono operativi dell'Ostello Don Luigi di Liegro gestito dalla Caritas di Roma, che ha dovuto sospendere la sua attività ordinaria

L'Ostello Don Luigi di Liegro

L'Ostello Don Luigi di Liegro

globalist 14 ottobre 2020
Sono risultati positivi al Coronavirus 23 ospiti dell'ostello alla stazione Termini di Roma e due di essi sono operativi dell'Ostello Don Luigi di Liegro gestito dalla Caritas di Roma, che ha dovuto sospendere la sua attività ordinaria "per garantire la sicurezza degli ospiti, degli operatori e dei volontari. La scorsa settimana sono stati ricoverati 5 ospiti per sospetto Covid e si è attivato, in piena collaborazione con la Asl, un sistema di tracciamento dei contatti".
"Al momento, - spiega una nota - nella struttura sono presenti 80 ospiti, 23 sono risultati positivi al tampone Covid-19 effettuato lo scorso 8 ottobre, con loro anche 2 operatori. Tra i positivi, uno è stato ricoverato ieri per sopraggiunta sintomatologia. Quattro ospiti Covid positivi, in accordo con la Regione, saranno trasferiti nelle prossime ore in strutture d'isolamento. I restanti 18 ospiti contagiati, tutti asintomatici, pur presentando situazioni di fragilità sociale e condizioni di criticità sanitaria indipendente dal Covid, resteranno al momento isolati all'interno di un'ala della struttura". Sono assistiti dalla Caritas con la collaborazione della Croce Rossa. 
Gli altri ospiti, risultati negativi al primo tampone a cui ne seguiranno altri, sono isolati all'interno dell'ala principale della struttura separata dalla prima. La Caritas è in costante contatto con Regione Lazio, Comune di Roma, Asl Rm 1 e ospedale "Spallanzani" per monitorare la situazione. In particolare, la Caritas sollecita "una presa in carico totale degli ospiti contagiati da parte delle istituzioni in quanto il loro stato di salute non è compatibile con la permanenza nella struttura". L'Ostello è infatti un centro di prima accoglienza, a bassa soglia, per persone senza dimora, spesso con patologie croniche, "e non può garantire una gestione sanitaria in particolare in condizione di isolamento".