Addio all'architetta Cini Boeri, il ricordo del figlio: “Era tigre e chioccia. Sfidò i pregiudizi dell'epoca"

La designer e architetta è morta a 96 anni nella sua casa di Milano

Cini Boeri
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10 Settembre 2020 - 12.37


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“Era tigre e chioccia. Sapeva tenerci tutti insieme. E insieme siamo stati fino all’ultimo”. Stefano Boeri era al fianco della madre quando è scomparsa, insieme ai fratelli Tito e Sandro. La designer e architetta Cini Boeri se n’è andata a 96 anni nella sua casa di Milano. “È stata una protagonista del periodo aureo della creatività milanese e italiana a partire dalla seconda metà del secolo scorso”, ha scritto la famiglia nel comunicato che ne ha annunciato la morte. 

Sulle pagine del Corriere, la ricorda il figlio:

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Novantasei anni. «Sono tanti», dice Stefano sereno e malinconico, il trambusto nella sua casa-studio nel cuore di Milano, le telefonate di condoglianze, le parole di affetto. «Fino a un anno fa andava in studio la mattina, tutti i giorni. Il lavoro era la sua vita, la teneva in piedi, la stimolava. Anche negli ultimi mesi, nonostante la fatica, continuava a progettare e disegnare, anche con le mani, è sempre stata una disegnatrice di forme, mia mamma».

Cini amava l’architettura e per il suo lavoro ha sfidato i pregiudizi:

«Al Politecnico Giuseppe de Finetti disse a mia madre: “Non puoi fare l’architetto! È una professione per uomini”». Si laureò nel 1951. Nonostante gli inviti più o meno palesi a rinunciare al cantiere, a fare la moglie e la madre. 

La famiglia era un altro tassello fondamentale della sua esistenza:

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«Nonostante una carriera così importante e totalizzante, per noi c’era, sempre. Concentrata sulle nostre vite, non ci perdeva mai di vista». E il rapporto con il figlio architetto, anzi, con l’archistar del Bosco verticale Stefano Boeri?

La passione per l’architettura l’ha trasmessa anche a lui, ma mai hanno lavorato insieme:

“Parlavamo spesso di architettura, in modo sincero, a volte infuocato. Ognuno con le sue idee nel segno del rispetto reciproco. Erano confronti molto belli i nostri. E sapevo che la sua porta era sempre aperta per me. Era mia madre”. Nessun complesso? “Nessuno. 

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