Il fratello di due dei picchiatori: "Non sono stati i miei fratelli a sferrare il calcio mortale su Willy"

Al Messaggero e alla Stampa Alessandro Bianchi parla di Marco e Gabriele, accusati dell'omicidio di Willy Monteiro a Colleferro.

Marco e Gabriele Bianchi
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8 Settembre 2020 - 07.40


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“Hanno sbagliato e devono pagare fino in fondo”, premette Alessandro Bianchi, 33 anni, fratello maggiore di Marco e Gabriele, accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, ma poi spiega in un’intervista al Messaggero e alla Stampa:

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“Non dico che i miei fratelli non siano santi, hanno fatto stupidaggini, scazzottate. Hanno una loro comitiva, ma non sono i capi bulli di nessuno. Non potrei mai pensare che abbiano ucciso e infierito su un ragazzetto come Willy, che lo abbiano addirittura colpito quando lui era a terra, tutti contro uno. Io so che non può essere così”.

Oggi è il giorno degli interrogatori di garanzia per Gabriele Bianchi, 26 anni, Marco Bianchi, 24 anni, Francesco Belleggia, 23 anni, e Mario Pincarelli, 22 anni. Sembrano pronti a scaricare gli uni sugli altri la responsabilità del calcio che ha colpito al volto il giovane italo-capoverdiano, intervenuto in difesa di un amico. Ma all’esterno del pub La Movida, dove si è svolta la scena del delitto, c’è un video all’esame dei carabinieri. Repubblica scrive che per uno dei quattro (sulla cui identità gli investigatori mantengono il riserbo) si profila il cambio del capo d’imputazione: da omicidio preterintenzionale a volontario. Avrebbe colpito Willy, già fiaccato dalle percosse, prima di lasciarlo steso sull’asfalto: prima un calcio alla pancia, poi un pugno alla testa. L’autopsia, mercoledì, fornirà ulteriori elementi.

Alessandro si dice “convinto che venga dimostrato che il colpo mortale non l’hanno sferrato loro”, i suoi fratelli. Nel ricostruire quella notte, il maggiore dei fratelli Bianchi spiega che Pincarelli e Belleggia hanno “invocato il loro aiuto perché qualcuno li stava picchiando. E i miei fratelli sono corsi”. Il 33enne respinge l’immagine dei picchiatori, perché “facevano palestra, si pavoneggiavano, ma era tutta apparenza… Loro a uno come Willy probabilmente l’avrebbero difeso” dice. 

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I genitori di Willy hanno detto che non cercano vendette, ma Alessandro Bianchi dice che “giustizia deve essere fatta”.

“La verità dovrà essere stabilità. Nel frattempo quelli che accusano i miei fratelli di odio e violenza stanno dando il peggio di sé: hanno riempito di insulti e minacce me e mia moglie, sui social, ovunque, persino mia figlia che è una bambina”.

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