A Musumeci che strizza l'occhio alla pancia e chiude gli hotspot ricordo i siciliani nelle miniere del Belgio

All'arrivo e per tanti anni, furono umiliati e discriminati. Soffrirono la separazione dal resto della società, delle famiglie. Ora il presidente della regione fa campagna elettorale con la discriminazione

MInatori italiani nel Belgio

MInatori italiani nel Belgio

Onofrio Dispenza 23 agosto 2020

Come usiamo fare sempre più spesso, con leggerezza abbiamo archiviato tra le piccole cronache senza significato le fiamme che hanno ridotto in cenere la "Perskador", il barcone che a Favara, davanti alla struttura dei Frati Minori, testimoniava sentimenti che sono - forse meglio dire erano, valori primari di questa terra: accoglienza, solidarietà, tolleranza.

La barca è stata bruciata nottetempo davanti a quei frati che fino a qualche tempo fa avevano dato rifugio agli immigrati e ai richiedenti asilo.

Il barcone era stato affidato alla comunità di Favara dalla Procura della Repubblica di Agrigento, era uno dei tanti barconi sequestrati ai trafficanti di disperazione. Recentemente sono stato in Belgio, a Bruxelles, a Liegi e nei paesi minerari dove a metà del secolo scorso arrivarono in tanti, italiani, molti siciliani, agrigentini e dei paesi minerari della provincia, come Favara.

All'arrivo e per tanti anni, furono umiliati e discriminati. Soffrirono la separazione dal resto della società, delle famiglie, e fu per loro difficile far arrivare i loro cari, ricostruire la famiglia e andare avanti. Stenti e lavoro. Scendevano giù in miniera, uno sull'altro, risalivano neri di carbone. Neri pure i polmoni. Molti ci lasciarono la vita subito, altri morirono lentamente. Restarono i figli, poi i nipoti.

Anche per legami familiari, li ho visti, incontrati, ne ho seguito relazioni di lavoro, relazioni sociali e culturali. Tanti di loro, belgi tra i belgi, rappresentano il meglio di quella società. E' così, la Storia è migliore della parte cattiva dell'umanità, sa fare giustizia. Così è già da noi, anche se facciamo finta di non riconoscerlo. Così sarà, nonostante gli sgambetti che si tentano alla Storia.

Lo sappiano quelli che usano le fiamme e le parole come lanciafiamme. Lo sappia il presidente della Regione Siciliana che oggi strizzando l'occhio alle pance, chiude hot spot e centri di accoglienza rivendedosi il provvedimento come muro al covid. Come se non sapesse come se non sapessimo.

Solo un regalo alla campagna elettorale del suo"socio" della Lega: si vota e il voto della pancia ha un peso. Che importa dei valori di questa terra, che importa la Storia. A ricordarci di chi eravamo e di come dovremmo essere ci pensano loro, le facce nere dei siciliani. Sorridenti comunque, consapevoli che avevano dallo loro parte la Storia.