Il 2 agosto voglio la possibilità di sfilare coi parenti delle vittime

Voglio, ma naturalmente con tutte le regole anticovid. Non deve essere poi così difficile!

Strage di Bologna

Strage di Bologna

globalist 22 luglio 2020

di Roberta Pizzoli*

Quel 2 agosto ero in Corsica da un giorno, in un grande campeggio insieme ad alcuni amici. Dopo qualche tempo, ci avrebbe raggiunto mia sorella con un altro gruppo per girare insieme l’isola.

La mattina ci fu un grande trambusto e circolò questa notizia di una bomba alla stazione di Bologna. Una notizia incerta, sentita tramite qualche radiolina da spiaggia. Eppure, già si parlava di terrorismo di estrema destra, in una città ancora ferita dalla tragedia dell’Italicus di qualche anno prima. Ci recammo di corsa, in macchina, a Bastià per telefonare dalla cabina sul porto. Ero spaventata. Sapevo che mia sorella sarebbe stata in stazione quella mattina per raggiungere un suo amico al mare.

La fila in attesa del telefono era lunghissima. La gente agitata per la mancanza di notizie certe. Ognuno pensava a un familiare, a un amico. Dopo circa due ore riuscii a chiamare mia zia che, a quei tempi, passando l’estate a casa, faceva da notiziario per tutta la famiglia, quasi un cellulare vivente. Senza nemmeno dire pronto, mi gridò “Sta bene, sta bene”. All’ultimo momento si era incaponita a non andare in stazione e si era fatta accompagnare in auto da nostro padre che andava verso sud.

Molte volte da allora ho fatto il gioco della memoria al contrario.

E se invece fosse andata in stazione? Come sarebbe cambiata la mia vita? E il dolore di mia madre?

Pensavo alle famiglie delle vittime. Quante volte avranno cercato di ricomporre, nella loro memoria, quella realtà devastata. Perdere l’autobus, arrivare in ritardo, entrare nel piazzale mentre la bomba deflagrava, invece che essere lì, nella sala d’aspetto o sotto pensilina del binario. Travolti dalle schegge, dai calcinacci, dalla polvere senza sapere perché e per chi. Ecco CHI? Perché, ancora, dopo 40 anni non sappiamo con certezza chi. O meglio lo sappiamo, ma non possiamo esserne certi.

Voglio la possibilità di sfilare coi parenti delle vittime, io fortunata parente di una non vittima.

Voglio far sapere l’incertezza di una realtà senza telefonini a chi non la conosce per età.

Voglio sottolineare che c’è un nemico sempre in agguato, con facce diverse ma stessi intenti violenti e antidemocratici.

Voglio, ma naturalmente con tutte le regole anticovid. Non deve essere poi così difficile!

*preside, scrittrice