In questi tempi l'impegno civile non gode di buona salute: il 2 agosto alla stazione io ci sarò

Alle celebrazioni del quarantesimo anniversario della strage di Bologna, io voglio esserci. Importante far sentire la nostra presenza ai famigliari delle vittime e tramandare la memoria di questa tragedia

Le vittime della strage di Bologna

Le vittime della strage di Bologna

globalist 21 luglio 2020

di Monica Pedretti*

A Bologna, Agosto è un mese crudele. Il 4 agosto 1974, la strage dell'Italicus, ricordata in modo struggente da Claudio Lolli nell'album "Ho visto anche degli zingari felici." Quattro anni dopo, il 2 agosto 1980, l'attentato alla Stazione di Bologna. Avevo quattordici anni, mio zio stava lavando l'auto in vista della partenza per le vacanze. Come sempre, gli facevo compagnia ascoltando assieme  le canzoni dei cantautori italiani che amavamo tanto. Con soli quindici anni di differenza, condividevamo passioni ed amici. Compreso quell'album di Claudio Lolli. Non ricordo quale musicassetta avessimo  inserito nello stereo, considerato il clima vacanziero è probabile che la colonna sonora fosse più leggera. Il boato si sentì anche lì da noi, a Budrio, a chilometri di distanza. Poi il suono delle  sirene, senza sosta. Alla radio, notizie confuse, una caldaia, un incidente. Ma il clima di tensione percepito da chi, come noi, seguiva attivamente la politica, suggeriva ipotesi ben più terribili, purtroppo confermate.

L'ansia sociale venne presto sostituita da un'angoscia più personale.  La mia cuginetta di dodici anni quel giorno avrebbe dovuto prendere il treno che l'avrebbe riportata in Germania, dalla famiglia. Non conoscevamo l'ora precisa, sapevamo che sarebbe partita prima di pranzo. A casa, dagli zii che la ospitavano, non rispondeva nessuno. Niente cellulare nel 1980. Più tardi riuscimmo a metterci in contatto con gli zii, che erano fortunatamente in viaggio verso la stazione all'ora della deflagrazione. Il sollievo fu solo momentaneo, le notizie erano drammatiche. Morti, feriti, disperazione e paura.

Ottantacinque vittime. Non conoscevo la storia di ognuno di loro fino a tre anni fa, quando Cinzia Venturoli e Matteo Belli le hanno fatte raccontare  da ottantacinque narratori, storie ricostruite con cura, nel corso dell'iniziativa del Cantiere 2 Agosto. Riportando alla memoria anche il ruolo di Agide Melloni e dell'autobus 37, che fece la spola a trasportare i morti, esponente della Bologna capace d'amore di gucciniana memoria. Iniziativa proseguita in una sorta di tournée mai conclusa. 

Alle celebrazioni del quarantesimo anniversario, io voglio esserci. In questi tempi in cui l'impegno civile non gode di buona salute, è più importante che mai fare sentire la nostra presenza ai famigliari delle vittime, tramandare la memoria di questa tragedia alle generazioni che "chiedono chi erano i Beatles". Non mi capacito che venga autorizzata una kermesse socialmente inutile e potenzialmente ad alto rischio come la notte rosa, peraltro della durata di una settimana e si neghi il permesso ad un ordinato corteo e ad una manifestazione davanti alla Stazione con la partecipazione dei cittadini, come ogni anno.

Io ci sarò il 2 agosto.

*imprenditrice e aspirante scrittrice