Lo striscione razzista dei fascisti di Foro 753: "No ai migranti infetti"

Come se in una pandemia globale il crollo del turismo che sta affliggendo il paese dipendesse da 13 persone malate. 

Foro 753
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18 Luglio 2020 - 14.20


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Si definiscono ‘Foro 753 – Associazione culturale’, ma sono l’ennesimo covo di fascisti. Fascisti e razzisti che oggi, davanti alla sede dell’ospedale militare al Celio dove sono stati trasferiti i 13 cittadini del Bangladesh malati di Covid-19 uno striscione con scritto ‘No Migranti infetti! No alla dittatura sanitaria’: “Trasferire migranti infetti a due passi dal Colosseo è inaccettabile. L’ennesimo colpo mortale al turismo e a chi gestisce attività commerciali nel pieno centro di Roma. Siamo stanchi di dover subire le decisioni di un governo che, in maniera dispotica a colpi di decreti e senza consultare cittadini, associazioni di quartiere e soprattutto imprenditori, sta uccidendo l’economia reale di questo Paese. Siamo a Roma, la Capitale d’Italia e abbiamo la presunzione di difenderne l’immagine” scrivono, come se in una pandemia globale il crollo del turismo che sta affliggendo il paese dipendesse da 13 persone malate. 
“Non piegheremo la testa – afferma l’associazione – ad un governo che ci vuole schiavi di una dittatura sanitaria. Se realmente esiste un pericolo legato a nuovi focolai si impedisca alle carrette del mare che ogni giorno approdano sulle nostre coste di far sbarcare nuovi migranti. Non basta chiudere le rotte aeree, serve il pugno di ferro anche con i barconi che ogni giorno partono dalla Libia. Un Paese al quale l’Italia ha rinnovato i finanziamenti destinati alla Guardia Costiera libica, la quale può tranquillamente essere considerata la prima responsabile delle partenze e delle centinaia di morti che ogni anno avvengono nel Mediterraneo. Non ci stiamo, soprattutto quando l’economia della nostra città è messa a dura prova dalle conseguenze nefaste del lockdown che abbiamo vissuto”.
“A Roma – scrive Foro 753 – 3 attività di ristorazione su 10 hanno chiuso, tra le strutture ricettive ogni 10 hanno riaperto solo 2. Queste sono le cifre di una crisi economica grave, che avrà effetti negativi per il prossimo quinquennio. Il tessuto economico romano rischia di sparire e il turismo ai minimi storici compromette seriamente migliaia di attività commerciali. È ora che la Raggi, in veste di primo cittadino, si assuma le sue responsabilità e la smetta di gettare fumo negli occhi dei romani parlando solo di ambiente, verde, monopattini e piste ciclabili. Roma sta morendo e lungi da noi prendersela con 13 malcapitati cittadini del Bangladesh, ma la Capitale non può essere oggetto di alcuna trattativa e va preservata da qualsiasi nuovo focolaio, per di più se causato dalle folli decisioni in materia di politica migratoria di un governo incapace”.

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