Rilancio il mio appello: non rinunciamo al corteo per i 40 anni della strage di Bologna

Nessun politico. Nessun partito, movimento, associazione, sardina. Nessuno che abbia sostenuto che anche al tempo del Covid quella manifestazione si poteva e doveva fare

Strage di Bologna
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Claudio Visani Modifica articolo

11 Luglio 2020 - 15.05


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Il mio appello a non rinunciare al corteo per via Indipendenza e alla manifestazione davanti alla stazione per il quarantennale della strage di Bologna è caduto nel vuoto. Certo, io sono nessuno. Ma nessuno che non sia nessuno l’ha raccolto o rilanciato.
Nessun media ha ritenuto di fare opera di persuasione o campagna per non spegnere quel rito. Nessun politico, sindaco, governatore, parlamentare. Nessun partito, movimento, associazione, sardina. Nessuno che abbia sostenuto che anche al tempo del Covid quella manifestazione si poteva e doveva fare, con le dovute cautele e misure precauzionali, in sicurezza.
E che, anzi, poteva essere una bella sfida. L’occasione per modificare quella orribile definizione del “distanziamento sociale” stringendosi pur col “distanziamento fisico” ai famigliari delle vittime nella ricorrenza significativa della cifra tonda. Nell’anno in cui sembra farsi concreta la possibilità di arrivare ai mandanti, di avere finalmente verità e giustizia. Poteva essere l’ennesima prova di civiltà, responsabilità e maturità civile e politica che Bologna offriva all’Italia intera.
Invece, è certo che il quarantennale si svolgerà in modo insolito e in tono minore. Tutto in Piazza Maggiore, per massimo mille persone, senza corteo, senza manifestazione, senza il suono del
locomotore alle 10.25.
Per motivi di sicurezza sanitaria, si dice sommessamente. Senza spiegare quali sarebbero i rischi, gli ostacoli alla sicurezza e gli impedimenti a eliminarli. Senza motivare perché altre manifestazioni sì e quella no. Perché gli affollamenti su bus, treni, spiagge sono consentiti, gli assembramenti incontrollati da bar e movide tollerati, mentre quell’assembramento controllato no. Perché la notte rosa sì e il 2 agosto no. Sarebbe doveroso che qualcuno lo spiegasse.
Prima di chiudere qualche altra domanda. Chi ha deciso che non si poteva fare? È il
prefetto, quindi il governo, che non ha dato l’autorizzazione? Oppure è il Comune che ha rinunciato e scelto il basso profilo? E la Regione, che ha aperto tutto e di più, perché non si è mossa per aprire anche il 2 agosto?
Sarebbe utile saperlo. Perché, diversamente, qualche cattivo pensiero viene. Ad esempio che dopo il precedente del virus, dall’anno prossimo, quel mix unico di memoria, dolore, passione civile, solidarietà e vicinanza ai famigliari delle vittime, volontà tenace di ottenere verità e giustizia che da 40 anni rinnova quel rito, tiene alte emozione, commozione, rabbia e partecipazione mandando in vacanza i bolognesi solo dal 3 agosto, pian piano si possa cominciare a spegnere.

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