Turista azzannata da un lupo nel salento, ma non sembra essere possibile...

La donna è stata trasportata in ambulanza al pronto soccorse dell'ospedale "Veris Delli Ponti" di Scorrano

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10 Luglio 2020 - 19.42


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Una turista di 47 anni ha raccontato di essere stata aggredita da un lupo mentre faceva jogging lungo le strade interne di un villaggio turistico di Otranto (Lecce).

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La donna è stata trasportata in ambulanza al pronto soccorse dell’ospedale “Veris Delli Ponti” di Scorrano, dove sono giunti anche i carabinieri della locale stazione per gli accertamenti del caso. L’animale, dopo l’aggressione, si sarebbe dileguato nella pineta circostante.

La zona è sorvegliata dalle forze dell’ordine sin dal 24 giugno scorso, giorno in cui è stata segnalata l’aggressione di un lupo ai danni di una bambina.

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“Il caso di Otranto rappresenta un esempio estremo, sono necessari degli accertamenti per comprendere meglio l’accaduto” ha detto all’AGI Piero Genovesi, ricercatore presso l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). “Sono in corso delle indagini” spiega il ricercatore “perché non abbiamo ancora la certezza di come si siano svolti gli eventi. Quello che sappiamo è che in Italia non si riportano aggressioni simili da oltre un secolo”.

L’esperto spiega che i lupi abitano attualmente gran parte della penisola, spesso occupando anche habitat non ritenuti idonei alla specie, ma questa presenza non deve considerarsi in sé un rischio, dato che l’animale è tendenzialmente molto schivo nei confronti dell’uomo.

“Sul numero di esemplari presenti in Italia” continua Genovesi “sono state eseguite diverse stime. I numeri oggi disponibili indicano che in italia peninsulare sono presenti oltre 1.600 lupi (la forchetta è tra 1070 e 2472) e oltre 300 lupi sulle alpi, quindi complessivamente in italia ci sono oltre 2000 animali. Anche l’Ispra sta preparando un nuovo piano di monitoraggio che coinvolgerà tecnici e volontari, per avere una fotografia più puntuale della situazione, ma i risultati non saranno disponibili prima del prossimo anno”.

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Commentando l’aggressione di Otranto, il ricercatore sottolinea che si tratta di un livello di confidenza molto particolare, decisamente insolito. “I carabinieri forestali e i tecnici del parco della Maiella, in contatto con la Regione e con il Ministero dell’Ambiente” aggiunge ancora l’esperto “hanno avviato delle operazioni per catturare l’animale, che non è stato ancora identificato con sicurezza, potrebbe essere un lupo o un ibrido tra cane e lupo, potrebbe essere stato addomesticato o in qualche modo condizionato”.

Genovesi precisa che, stando ai dati riportati dagli esperti presenti sul campo, le persone si sono spesso avvicinate per nutrire l’esemplare, atteggiamento assolutamente errato in situazioni del genere. “Spesso si tende a considerare il lupo come se fosse simile ad un cane” commenta ancora l’esperto “ma in realtà si tratta di una specie selvatica, pertanto non bisognerebbe avvicinarsi o peggio entrare in confidenza con la specie, né tantomeno offrire del cibo. A ogni modo, solo una volta catturato potremo affermare se l’esemplare di Otranto sia stato in qualche modo addomesticato o se fosse abituato al rapporto con l’uomo, ma in ogni caso si tratta sicuramente di un episodio estremo, non si era mai registrato un tale livello di confidenza in Italia”. 

Il fenomeno della presunta proliferazione dei lupi in Puglia allarma Coldiretti, secondo cui “da gennaio a settembre 2019 hanno attaccato, ferito e ucciso pecore, agnelli, mucche, vitelli, capre, suini, asini, cavalli, per un totale di 510 capi”.

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Ma più che di lupi potrebbe trattarsi di cani inselvatichiti e ibridi, la cui diffusione, secondo l’associazione degli agricoltori, va controllata e contenuta. “Nel giro di dieci anni si sono moltiplicati, mettendo a rischio non solo gli animali nelle stalle e al pascolo, ma anche la vita stessa di agricoltori e pastori. In Puglia sono enormi le perdite registrate in campagna causate dalla fauna selvatica, con un danno pari ad oltre 11,5 milioni di euro. Sono essenziali misure di contenimento per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le aree rurali più difficili dove l’allevamento è l’attività principale, ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze pugliesi, come la pecora ‘Gentile’ di Altamura o la ‘Moscia’ leccese”. 

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