La Ghezzi: "Ho ragione io, e adesso dimmi pure"

Le donne di Milano, da Cgil a Uds a GiULiA, si sono riunite per salutare una donna, una amica, una femminista. Le parole più belle e ironiche quelle della figlia Sara.

Maria Grazia Ghezzi

Maria Grazia Ghezzi

Redazione 5 luglio 2020Giulia
Dopo un corpo a corpo con la "belva", come lei chiamava il suo tumore, che però aveva già sconfitto una prima volta, Maria Grazia Ghezzi se n'è andata. Ieri, sabato, si sono tenuti i funerali che per la "distanza sociale" non ha potuto vedere la folla dovuta a una donna, un'amica, una femminista, una combattente fantastica quale lei era. L'abbiamo salutata in tutte le sue vesti, Cgil-Tessili, Cgil-Sportello donna, Usciamo dal Silenzio, Snoq... Ma le parole più belle e ironicamente più vere le ha pronunciate durante la cerimonia sua figlia Sara: “Non è ancora nato quello che mi chiude la bocca.”

"Questo un grande classico delle nostre discussioni. Se non vinceva sulla dialettica o sugli argomenti (raramente) lo faceva comunque per sfinimento - ha raccontato Sara -.
Odi et amo, non hai realmente vissuto la Ghezzi se non sei stato capace di provare contemporaneamente e al massimo della loro espressione tutti e due i sentimenti nel rapporto con lei.

Il metodo Ghezzi, applicato ad ogni suo mondo, dalla politica alle relazioni industriali finanche all’economia domestica è semplice: ha sempre ragione lei e nel dubbio un cazziatone non si nega a nessuno.

Tu credi di saper passare un’aspirapolvere, ma lei ti farà vedere che c’è un modo per farlo - il suo - più giusto. Ma mai concludere una discussione dicendo che ha ragione, perchè la ragione si da solo agli scemi.

La Ghezzi oggi è stata raccontata qui, nelle sue bandiere, nei suoi simboli, nelle
Vostre parole, nella sua famiglia.

Ringrazio di cuore ognuno di voi per esser venuto oggi, per averle dato il saluto che lei avrebbe voluto, ricordandola così nitidamente e senza fronzoli in ogni sua sfaccettatura, in ogni suo mondo.

Ringrazio la Cgil della Brianza, la sua prima casa, che tra la fine degli anni 80 e inizio anni 90 è stata anche la mia di casa, dove le mie giornate passavano tra il fare i coriandoli col buca carte della mitica Gina, rispondere al centralino con Ilaria o se proprio era tardi - e con la mamma era SEMPRE TARDI - fare le pulizie per gli uffici con Pasqualina (ufficio vertenze poi passo da voi per discutere un paio di punti sul lavoro minorile).

Le storie vissute con lei, le cioccolate compratemi alle macchinette dalle sue donne - perchè non erano operaie, dipendenti o delegate, erano le SUE DONNE - nelle varie fabbriche tessili mentre lei era chiusa in qualche stanza dell’azienda ad applicare il Metodo Ghezzi, la passione per il diritto del lavoro e i diritti dei lavoratori, sono parte integrante di me e della mia storia grazie a lei.

La mamma era quella capace di litigare con il presidente di seggio che alle elezioni non mi faceva entrare con lei a votare. E capace poi 5 minuti dopo di salutare uscendo dalla cabina sorridendo lo stesso presidente, perchè alla fine l’aveva vinta lei. E io avevo votato con lei.

Ringrazio papá che non ha mollato nemmeno un giorno durante tutto questo tempo, anche in quelli più difficili. Lei lo sapeva che c’eri. E tu sapevi come fare con lei.

E ringrazio te mamma per avermi insegnato che i diritti e le opportunità sono due cose ben distinte e sono queste ultime a creare una società giusta, come quella che pensavi tu.
E di aver lasciato a me l’opportunità di scegliere la mia strada, anche quando non era quello che volevi o credevi giusta per me.

Il tuo esempio di mamma pasionaria, lavoratrice, attivista e guerriera ha insegnato ad una bambina che può e deve diventare chi vuole perchè la chiave della felicità sta proprio nell’indipendenza e nell’autodeterminazione delle persone.
E a Lea, la tua amata nipotina, lo insegneremo esattamente così, con il Metodo Ghezzi.
Non so come sarà da oggi senza di te, non so come si farà.
Ma con la tua grinta ce la faremo!
Ci mancherai Ghezzi!"