L'eleganza sartoriale di Conte non basta di fronte agli ottusi pregiudizi M5s

Servirebbe un salto di intelligenza e consapevolezza dei veri interessi europei e nazionali che purtroppo non sembrano presenti nell'inconcludente tentativo del premier di restare a galla

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte

Nuccio Fava 1 luglio 2020

Inquietudine e pericoli crescenti nel mondo. Solo Conte ostenta sicurezza mentre traballa quotidianamente la barca governativa con continui dissensi e clamorose diversità nella maggioranza.


Non bastano le quotidiane dichiarazioni televisive del presidente del Consiglio sia pure in perfetta eleganza sartoriale e scioltezza di linguaggio, a rassicurare gli italiani. I contrasti prevalgono su tutto e impediscono una vera sintesi e di conseguenza l’indicazione credibile del cammino da compiere. Nello stesso tempo la situazione mondiale è sempre più tesa e preoccupante.


Basta pensare alla disinvolta arroganza con cui Pechino ha imposto il suo ordine ai ragazzi e ai cittadini di Hong Kong mentre contemporaneamente Putin vuole restare zar a vita peggio che ai tempi dell’unione Sovietica. Sulla Cina l’Europa unita ha espresso un doveroso giudizio severo, mentre nessuna presa di posizione è stata ancora formulata nei confronti della Russia.


Né meno preoccupante è la condizione nel Mediterraneo, con Erdogan che consapevole o meno, aspira a riportarci ai tempi dell’impero ottomano con la Libia così rilevante specie per l’Italia che chiede da tempo la verità sull’assassinio del giovane ricercatore Regeni, mentre vende con disinvoltura navi da guerra all’Egitto. Né appare tranquillizzante  la nevrastenia del presidente Trump gravemente appesantito dalle vicende Usa in tema di pandemia, con una condizione analoga se non peggiore alla tragedia brasiliana di Bolsonaro. Solo alcuni riferimenti essenziali sufficienti tuttavia a far comprendere la complessità ed i pericoli di un quadro mondiale sempre più complicato che imporrebbe con urgenza una capacità di visione politica e strategica da parte dell’Europa tutta ed ovviamente della Nato. A cominciare dal presidente turco, presente nella Nato in modo certo singolare e che ormai rappresenta un pericolo per gli stessi paesi presenti nella alleanza atlantica.


Questo quadro non semplifica certo compiti e responsabilità del nostro paese e dovrebbe al contrario stimolare maggiore responsabilità verso l’impegno comune politico e militare dell’Europa, per ripensare e aggiornare il ruolo della Nato.


Purtroppo l’Italia, non da sola tuttavia, è stata colpita in modo gravissimo dall’epidemia del Covid che dovrebbe però accrescere una più matura avvertenza delle responsabilità e delle scelte da compiere. Prevale invece precarietà, rinvii e incertezze, con una maggioranza continuamente senza bussola, che si accontenta purtroppo solo di rinvii, vertici inconcludenti, perdita di credibilità verso la Ue che pure sta operando un salto di qualità nell’atteggiamento nei confronti del nostro paese e nel riconoscimento di contributi notevoli che potrebbero finalmente essere riconosciuti. Grazie soprattutto alla generosa e mutata visione della Germania guidata dalla cancelliera Merkel che ha appena assunto la presidenza del semestre europeo.


Invece il nostro governo, con l’ottusa pregiudiziale dei 5stelle di Crimi, si oppongono addirittura alla presa in considerazione dei fondi del Mes, cianciando di condizionamenti pericolosi e di rischi per l’autonomia nazionale. Considerazioni sbagliate ed irresponsabili che per timori di ulteriori perdite elettorali e uscite di altri parlamentari pentastellati riecheggiano colpevolmente posizioni leghiste e dei fratelli d’Italia. Difficile immaginare in queste condizioni una via d’uscita con gravi danni per tutti i cittadini.


Servirebbe un salto di intelligenza e consapevolezza dei veri interessi europei e nazionali che purtroppo non sembrano presenti sufficientemente nel pur generoso ma inconcludente tentativo tattico del presidente del Consiglio, preoccupato sinora di restare a galla e di rinviare le scelte il più avanti possibile.                         
Mi ha colpito moltissimo la riflessione di papa Francesco in occasione della festa di Pietro e Paolo  con il suo stile quasi giocondo ma sempre acuto e profondo. Ricordando Pietro pescatore e Paolo dotto oratore nelle sinagoghe  quando affrontarono la missione in qualche modo si misero a discutere animatamente. Perché personalità molto diverse che si sentivano pur nelle grandi differenze, sempre fratelli come in una famiglia unita, dove spesso si discute ma sempre ci si ama. Trasferita in politica, si può forse trarre qualche insegnamento anche per i politici di tutto il mondo a condizione di valorizzare laicamente l’insegnamento evangelico: che non è quello di piacerci ma di amarci l’un l’altro per il bene di tutti.