La Cassazione smentisce le ipotesi fantasiose: "Quello su Berlusconi non fu un verdetto pilotato"

L'Anm: "Non risulta, altresì, che il cons. Amedeo Franco abbia formalizzato alcuna nota di dissenso" sulla sentenza emessa contro Berlusconi

Corte di Cassazione

Corte di Cassazione

globalist 30 giugno 2020
La Corte di Cassazione ha precisato che quello emesso nel 2013 contro l'allora senatore Silvio Berlusconi sui diritti Mediaset, "non fu un verdetto pilotato". Secondo la Cassazione non fu depositata alcuna busta di dissenso da parte dei componenti del collegio feriale che, peraltro, era stato costituito prima dell'arrivo del faldone da Milano e quindi nel pieno rispetto del "giudice naturale precostituito per legge".
"La motivazione della sentenza - si precisa - è stata sottoscritta da tutti e cinque i magistrati componenti del Collegio, quali co-estensori della decisione. Non risulta, altresì, che il cons. Amedeo Franco abbia formalizzato alcuna nota di dissenso ai sensi dell'art. 16 della legge n. 117 del 1988 (art. 125, comma 5, c.p.p.)".
"Articoli di stampa e servizi televisivi hanno oggi fornito all'opinione pubblica una ricostruzione della vicenda processuale - sfociata nella condanna dell'allora Senatore Berlusconi - basata su gravi e plurime distorsioni di dati di fatto , oltre che sull'utilizzo della registrazione delle presunte dichiarazioni di un ex magistrato, nel frattempo deceduto. Si commenta da sé un tale metodo, che trascina nella contesa politico- mediatica una persona che non potrà smentire, precisare, spiegare tali pretese dichiarazioni, pur risultando il suo contributo processuale all'adozione della decisione e persino alla sua motivazione, da giudice esperto della materia oggetto del processo". Così in una nota la Giunta Esecutiva Centrale dell'Anm.
"Ma non basta: alterando evidenti dati della realtà (la prescrizione era imminente, dal che l'assegnazione del processo alla sezione feriale; la decisione fu unanime e sottoscritta anche dal giudice poi intervistato, come risulta dal comunicato della Corte), si attribuisce alla Corte di Cassazione ed alla magistratura intera un preordinato disegno di persecuzione di un imputato, disegno coerente con ordini superiori , individuati da taluno, in modo del tutto arbitrario, nella regia di componenti del Csm. Si tratta di affermazioni gravissime, che non soltanto attribuiscono gravi reati ai Giudici autori della Sentenza, ma attaccano violentemente e irresponsabilmente la Suprema Corte di Cassazione, pilastro della giurisdizione della Repubblica, e l'intero Ordine Giudiziario, accreditato come gruppo che opera 'fuori dalla legalità". 
Inoltre, prosegue l'Anm, "il parallelismo col cd. caso Palamara, che non ha evidenziato alcun uso strumentale della giurisdizione, bensì il diverso fenomeno delle indebite interferenze della politica - parlamentare ed associativa - nell'attività consiliare, è del tutto improprio , e risponde alla logica di travolgere ogni vicenda processuale da una generica accusa di parzialità del giudice, sempre più ricorrente in questi giorni proprio sulla base di analoghe, faziose operazioni mediatiche. Esprimiamo profonda vicinanza ai colleghi della Corte di Cassazione e respingiamo con fermezza attacchi che , ben lontani dall'essere legittime critiche a decisioni giudiziarie, muovono da un evidente intento di delegittimazione della giurisdizione".