Gli italiani hanno scordato il virus, ma sono già pronti a dare tutta la colpa alla 'movida'

È inutile che ci prendiamo in giro, che ciarliamo di ‘responsabilità civile’. L’Italia cosa sia la civiltà non lo ha mai saputo.

Coronavirus

Coronavirus

Giuseppe Cassarà 26 maggio 2020

Ve lo ricordate il Coronavirus? Quel minuscolo granello infetto venuto dalla Cina che ci ha costretti in casa per più di due mesi, che ha bloccato il mondo, che ha ucciso più di 30.000 persone solo in Italia, condannandole a una morte orribile e solitaria, con un tubo infilato in gola e circondati dal ronzio di respiratori e dalle voci sconosciute di operatori sanitari attutite dagli scafandri anti-contagio. Ve lo ricordate? Sembra di no.


Esco per fare la spesa, a una settimana dall’allentamento del lockdown. I numeri sono buoni, ma non perfetti: ci sono stati 300 casi nella sola giornata di ieri, questo vuol dire che 300 persone sono state prese dal virus. Vuol dire che alcune di loro finiranno in ospedale, e altre potrebbero morire in quel modo orribile.


Ma fuori c’è il sole, e tira un piacevole venticello quasi estivo. Sulla strada del supermercato mi guardo un po’ in giro: ecco un allegro gruppo di uomini di mezza età che conversa di fronte all’edicola. Uno di loro, che gran giocherellone, batte ripetutamente la mano sulla spalla dell’amico, un gesto di contatto troppo a lungo negato. Nessuno di loro indossa la mascherina. L’edicolante, a pochi metri, sorride allo scherzo. Lui la mascherina ce l’ha, ma la porta al collo, a mo’ di ciondolo chirurgico.


Vado oltre: ora al supermercato si entra senza più file. Una madre, insieme a un bambino cacciato a forza nel carrello, soppesa i peperoni dal banco ortofrutta. Nessuna traccia di guanti, la mascherina la porta il bambino: è gialla, con dei disegnini sopra. Il frugoletto la tocca, la stropiccia, la abbassa, ci scatarra sopra. Ve le ricordate le corse nei supermercati per accaparrarsi l’amuchina?


Sulla via del ritorno: banda di ragazzini seduti sul muretto. A uno di loro la mascherina sbuca ostinatamente dalla tasca. Passa una volante dei carabinieri. Non si ferma. Il gruppetto di uomini davanti all’edicola è ancora lì.


Sotto casa, mi attende una signora piuttosto anziana. Lei la mascherina la indossa. Sta uscendo, mentre io rientro. Sta per addentrarsi nelle strade di Roma, dove sembra che il Coronavirus non esista più. La lascio passare e penso che se riesce a non contagiarsi è una miracolata.


È inutile che ci prendiamo in giro, che ciarliamo di ‘responsabilità civile’. L’Italia cosa sia la civiltà non lo ha mai saputo. I medici, cui fino a una settimana fa dedicavamo gli applausi dai balconi, ora sono dei clamorosi rompiballe. C’è il sole, è quasi estate: come possono pretendere che siamo prudenti? Siamo stati due mesi in casa e ora vogliono negarci lo spritz? Come si permettono? Tanto poi, se dovesse richiudere tutto, la colpa mica sarà nostra. Sarà della ‘movida’ dei giovani.