La guerra di Arcuri sulle mascherine: "Chi critica i 50 centesimi ha una doppia morale"

"Per quelli che si indignano in diretta non è mai un problema trovare una mascherina a 5 euro. Per il figlio del loro portiere, sì” afferma il commissario straordinario all’emergenza Covid-19. 

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14 Maggio 2020 - 07.23


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“Pensavo che sarebbe stata durissima, e lo è. Non mi sento né solo, né abbandonato. Le ragioni per cui è durissima hanno anche a che fare con l’organizzazione del nostro Stato e l’incontro-scontro fra l’emergenza e chi vi assiste dalle poltrone dei talk show o scrive sui social”. Quella di Domenico Arcuri è diventata la battaglia delle mascherine. Sull’altro fronte delle barricate c’è Federfarma e la contesa è sulla carenza nelle farmacie, ma soprattutto sul prezzo imposto dallo Stato, 50 centesimi, troppo basso secondo i farmacisti. Al Corriere della Sera dice che “chi critica i 50 centesimi ha una doppia morale: per quelli che si indignano in diretta non è mai un problema trovare una mascherina a 5 euro. Per il figlio del loro portiere, sì” afferma il commissario straordinario all’emergenza Covid-19. 

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“Come fanno a rimetterci? Ho detto che se i distributori e i farmacisti comprano a un prezzo maggiore gli viene ristorata la differenza. Ma ora è tutto risolto, ci siamo capiti e andiamo avanti insieme. Partiamo dall’inizio. Al mio arrivo a metà marzo l’approvvigionamento era faticosissimo: noi entriamo nella crisi senza un’industria nazionale del settore. Il luogo dove si fanno mascherine è la Cina. In più, abbiamo da fare una montagna di certificati, validazioni, burocrazie. A quel punto ci tuffiamo in una guerra commerciale devastante”.

 Arcuri descrive il “viaggio della mascherina”: dalla produzione in Cina, alla white list per l’esportazione, al cargo per l’Italia, poi la prima verifica alla dogana per la certificazione, poi l’Inail o l’Istituto superiore di sanità danno altre certificazioni. Infine la distribuzione.

“Ho messo in campo anche l’esercito. Intanto gli speculatori vendono in giro prodotti non in regola a prezzi assurdi o provano a offrirli al Governo e alle Regioni. E quando non ci riescono, trovano l’amico che dice in tivù che Arcuri è un incapace, perché le mascherine non si trovano”.

Oggi, dopo il processo iniziato ai primi di aprile, “la produzione nazionale copre già il 15% del fabbisogno”, ma a ottobre “sarà il 100%”.

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