A Napoli riparte la pizza: con il lockdown era stata vietata la consegna a domicilio

Da più parti, clienti e titolari di locali chiedevano lo sblocco delle attività almeno per il delivery: il via libera è arrivato con l’ordinanza numero 37. 

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23 Aprile 2020 - 07.30


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Dal 27 aprile la pizza tornerà sulle tavole dei napoletani: dopo lo stop delle attività della ristorazione e del delivery, il governatore De Luca ha concesso la tanto richiesta consegna a domicilio. Da più parti, clienti e titolari di locali chiedevano lo sblocco delle attività almeno per il delivery: il via libera è arrivato con l’ordinanza numero 37. 

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Nel documento, oltre alla consegna a domicilio, si legge che “sono consentite le attività e i servizi di ristorazione – fra cui pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie – esclusivamente, quanto ai bar e alla pasticcerie, dalle 7 alle 14, gli altri esclusivamente dalle 16 alle 22, per tutti con la sola modalità di prenotazione telefonica ovvero on line e consegna a domicilio e nel rispetto delle norme igienico-sanitarie nelle diverse fasi di produzione, confezionamento, trasporto e consegna dei cibi”.

La battaglia per le consegne delle pizze a domicilio aveva visto in prima linea Gino Sorbillo, il quale aveva dichiarato che – senza delivery – si sarebbe visto costretto a chiudere ben quattro pizzerie a causa degli alti costi d’affitto. “Le cose vanno male, io chiuderò quattro locali tra Napoli e Milano, ma la consegna delle pizze a casa si può fare in sicurezza e permetterebbe a tutto il settore di ricominciare a camminare, seppure come un’auto che va a fil di gas”, aveva detto. Anche Massimo Di Porzio, titolare di “Umberto”, nel quartiere napoletano di Chiaia e presidente della Fipe Confcommercio per Napoli e provincia, aveva lanciato un appello a cui avevano aderito oltre 400 ristoratori, da quelli storici ai giovani imprenditori.

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De Luca spiega così la sua attesa decisione: “Si tratta di un primo passo e di un primo segno di rilancio delle attività economiche secondo una linea di responsabilità e di prudenza, che richiede da parte di tutti il rispetto rigoroso delle regole di tutela della propria e dell’altrui incolumità”. “Il provvedimento – spiega – è articolato in maniera da diluire la mobilità nel corso della giornata ed evitare assembramenti. Sarà fondamentale rispettare tutti i dispositivi di sicurezza, pena sanzioni severe a carico degli inadempienti. Occorrerà utilizzare i prossimi giorni per sviluppare tutte le operazioni di sanificazione e igienizzazione dei locali, in qualche caso chiusi da molte settimane, per sottoporsi a visite mediche e per preparare tutte le certificazioni necessarie dal punto di vista sanitario”.

 
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