L'origine della 'strage' degli anziani: 17 pazienti Covid portati da un ospedale al Trivulzio

La sindacalista Cisl Rossella Delcuratolo: "Di quei 17 pazienti solo 7 oggi sono rimasti in vita. Nessuno di loro ha ricevuto il tampone".

Pio Albergo Trivulzio
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20 Aprile 2020 - 16.10


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Secondo Rossella Delcuratolo, la sindacalista Cisl che aveva denunciato che nel Pio Albergo Trivulzio agli operatori sanitari venne vietata la mascherina per non spaventare i pazienti, all’origine della cosiddetta ‘strage dei nonni’ che si è registrata alla Baggina ci sarebbe un trasferimento di 17 pazienti sospetti casi di Covid-19 dall’ospedale di Sesto San Giovanni al Trivulzio. 
“Intorno al 13 marzo – racconta la sindacalista – sono arrivati dall’ospedale di Sesto San Giovanni 17 pazienti. Oggi soltanto 7 di loro sono rimasti in vita. I vertici del Pat ci hanno detto che non erano malati di Covid. Ma è impossibile saperlo con certezza, dato che a nessuno di loro è stato mai fatto il test del tampone. All’inizio erano tutti ricoverati in uno stesso reparto. Dopo che si sono ammalati medico e caposala, così hanno deciso di smistarli in altri reparti insieme ad altri pazienti”.
Non si sa ancora se la scelta di accogliere pazienti già dimessi da un ospedale abbia fatto da detonatore al contagio poi esploso all’interno della storica casa di riposo milanese. Di certo, se fino ad allora il numero di decessi era rimasto sostanzialmente in linea con la media degli anni precedenti, poi il loro numero si è impennato.
“Ad oggi – spiega ancora Rossella Delcuratorolo – sono oltre 200 i decessi registrati tra gli ospiti del Pat, 5 nelle ultime 24 ore”. Un boom di morti sospette che ha portato la procura di Milano ad avviare un’inchiesta che ha coinvolto direttamente il direttore generale del Trivulzio, Giuseppe Calicchio, ora indagato per epidemia colposa e omicidio colposo. E ora, complice l’intervento della magistratura, la situazione sta migliorando: “Fortunatamente – chiarisce la sindacalista – stanno cominciando a portare i malati in ospedale. La casa di riposo non è un luogo adatto per i malati Covid. Adesso, man mano che la gente si ammala, viene portata in pronto soccorso”.
L’ondata di contagi che ha travolto il Trivulzio non si è abbattuta soltanto sugli ospiti, ma ha travolto anche il personale sanitario: “Su circa 1000 dipendenti del Pat – evidenzia ancora Delcuratolo – sono circa 250 quelli malati di Covid. Più o meno 1 su 4. Alcuni sono positivi, altri presentano sintomi ma sono in attesa del tampone che, secondo la normativa, andrebbe fatto subito. Ma così non è stato”.

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