Se la Meloni non è fascista, perché ogni volta che si tocca il fascismo insorge?

La leader di Fratelli d'Italia scatena un putiferio per un errore del Comune di Parma, che aggiunge la dichiarazione di antifascismo nella richiesta dei buoni spesa

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

globalist 4 aprile 2020

È veramente frustrante dover star dietro alle recriminazioni da operetta dei fascisti nostrani, che si offendono se nel Comune di Parma - per un errore immediatamente dichiarato - per accedere ai buoni spesa bisogna dichiarasi antifascisti. Giorgia Meloni parlava addirittura di ‘ricatto’. Sarebbe veramente il caso di ricordare a lei e a tutti i suoi sodali che era proprio durante il fascismo che questo ‘ricatto’ veniva messo in atto, dato che chi non era iscritto al partito non aveva diritto alle derrate alimentari. Ma si sa, i fascisti con la storia non hanno un buon rapporto.


Quel che non si capisce è perché, se davvero Giorgia Meloni non è fascista, si infervora tanto quando si parla di antifascismo. Il Comune di Parma ha fatto un errore, ma anziché segnalarlo, senza troppi clamori, si sbatte lo scandalo su twitter, condannando il sindaco Pizzarotti a subire gli insulti di questi cani rabbiosi che infestano la rete. Senza contare che questa mania di sbattere immediatamente le inezie su Internet, anziché cercare di risparmiare agli interessati la via crucis dell’esposizione mediatica è una deriva drammatica che sfocia in comportamenti che troppo in fretta stanno diventando la norma, come la delazione o anche l’aspettarsi che ogni nostra piccola magagna quotidiana in tempo di emergenza debba essere d’imperio risolta dalle autorità. E un politico che fa lo stesso manda un messaggio sbagliato, inutile e dannoso.


Che poi, bisogna anche dire: davvero pur di non dichiararvi antifascisti siete disposti a non mangiare? Contenti voi.