La Alan Kurdi è tornata davanti alla costa libica per soccorrere i migranti

Gordon Isler, presidente della Ong tedesca Sea-Eye, ha annunciato la partenza della nave umanitaria “Alan Kurdi” per il Mediterraneo centrale.

Alan Kurdi

Alan Kurdi

globalist 31 marzo 2020

«La nostra Ong è stata fondata per salvare le persone dall’annegare. Ogni singola vita è di valore incommensurabile. Nessuna vita è dispensabile o di meno valore». Lo racconta Fabio Albanese su La Stampa. Con queste parole Gordon Isler, presidente della Ong tedesca Sea-Eye, ha annunciato la partenza della nave umanitaria “Alan Kurdi” per il Mediterraneo centrale.

Sarà l’unica in zona Sar, di ricerca e soccorso, davanti alla Libia, in un momento in cui le altre Ong hanno fermato le loro navi e, come ad esempio Medici senza frontiere, hanno spostato parte del loro personale negli ospedali del Nord Italia nella lotta al coronavirus.
La nave, «con ulteriori precauzioni di sicurezza», è partita ieri dal porto spagnolo di Castellon de la Plana, difronte alle Baleari, per dirigersi nel tratto di Mediterraneo davanti alla Libia teatro di tanti naufragi di migranti: «Abbiamo attrezzature protettive personali a sufficienza per il nostro equipaggio», ha assicurato Isler. La Ong ha fatto sapere di avere avvertito le autorità del proprio Paese e di avere avuto il via libera anche da quelle spagnole. La Alan Kurdi dovrebbe arrivare in zona Sar entro la fine della settimana. La Ong tedesca cita un rapporto dell’Oim, l’organizzazione per le migrazioni delle Nazioni Unite, secondo cui in queste settimane centinaia di rifugiati in fuga dalla guerra in Libia sono stati fermati dalla Guardia costiera libica.
La nave è partita nonostante non abbia completato i lavori di manutenzione programmati perché molti dei lavoratori che vi erano impegnati sono rientrati nelle loro case per via dell’emergenza coronavirus in Spagna. Alcuni di questi lavori sono stati effettuati dal personale della “Sea Watch 4”, la nuova nave che un’altra Ong tedesca, Sea Watch, sta per allestire in affiancamento, e poi in sostituzione, alla vecchia “Sea Watch 3” (ancora ferma nel porto di Messina); la nuova nave è all’ancora nel vicino porto di Burriana dove c’è anche la «Open Arms». Ferma nel porto di Licata la italiana “Mare Jonio” di Mediterranea Saving Humans, in quello di Marsiglia la “Ocean Viking” di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere.


In Libia si registrano alcuni casi di contagio da coronavirus, come peraltro nella maggior parte degli Stati africani. A ieri, secondo dati dell’Oms, erano appena 8. Più preoccupante la situazione in altri Paesi della fascia costiera dell’Africa: 516 casi in Marocco, 312 in Tunisia, 609 in Egitto.