Il dottor Belcari: "Il sistema sanitario è destrutturato, le protezioni troppo spesso inadeguate"

Il medico del sindacato autonomo Snami denuncia: «In Germania 28mila letti in terapia intensiva, da noi 5mila: pagheremo caro le scelte politiche». Le misure restrittive? «Troppo blande»

Giovanni Belcari

Giovanni Belcari

Desk 26 marzo 2020
di Stefano Miliani

«Le protezioni per gli operatori sanitari? Ci mandano al fronte con i fucili con i proiettili di gomma». Ricorre a un’immagine sintetica ed efficace, Giovanni Belcari, medico della Centrale operativa del 118 per l’area Pisa-Livorno, nel descrivere quanto sta accadendo nell’Italia in lotta contro il Coronavirus. Sindacalista nazionale per il 118 dello Snami, il Sindacato nazionale autonomo medici italiani, Belcari è netto: se da noi il personale medico, dai dottori agli infermieri, è risultato più esposto al Coronavirus rispetto ad altri paesi, ciò è frutto di scelte sbagliate e di un sistema sanitario che è stato «destrutturato». Non ultimo, di fronte a un virus dalla letalità così elevata il medico reputa troppo blande le misure restrittive adottate: a suo parere dovrebbe circolare solo personale medico, vigili e polizia.

Belcari, qual è la situazione per gli operatori sanitari italiani, quanto a protezione dal contagio?
È quanto più eterogenea. Due sono i fattori: uno è la differente distribuzione dell’infezione a livello nazionale; l’altro e più importante fattore è la diversa capacità a livello ragionale di reggere l’onda d’urto dell’infezione.
A cosa si riferisce?
Il quadro toscano per esempio è con l’acqua alla bocca, è al limite. Eppure ha numeri infinitamente inferiori alla Lombardia che, pur male, ma regge. Quindi negli anni la programmazione del sistema sanitario ha avuto risposte differenti nei diversi sistemi sanitari regionali. Se la Toscana avesse gli stessi contagiati della Lombardia qui avremmo un’ecatombe.
Come personale sanitario avete protezioni adeguate?
No, anche se alcune realtà sono in grado di reggere un impatto molto più grosso rispetto ad altre. Da noi mancano gli strumenti con i quali i medici proteggono sé stessi mentre visitano i pazienti. Alcune regioni inviano presidi medici come mascherine che hanno evidenti vizi nella certificazione, non sono idonee quando non sono evidentemente inutilizzabili. E poi ci si stupisce se abbiamo un tasso di ammalati altissimo rispetto ad altre realtà europee? Mandiamo al fronte gente a combattere con proiettili di plastica. Così spesso i medici si trovano davanti a un terribile dubbio: curare ammalandosi o rifiutare di curare. È terribile. E se, da medico, mi ammalo poi non posso curare.
Le mascherine?
Con il sindacato abbiamo chiesto una perizia che peraltro è stata effettuata gratuitamente dato l’alto valore simbolico della questione, a uno dei massimi esperti nazionali di certificazioni di presidi medici a Torino, l'ingegnere Alice Ravizza, per quelle che abbiamo ricevuto e riceveremo in Toscana: esse non hanno subito rigorosi test a norma di legge e non hanno assolutamente dimostrato un profilo di efficacia come maschera filtrante. La mancanza di certezze su un profilo di efficacia e sicurezza di questi presìdi è assolutamente inaccettabile e intollerabile
Come valuta il comportamento dei cittadini? È decisivo anche nei vostri confronti.
Mi ha sorpreso in positivo: non mi sarei aspettato una simile aderenza alle normative regionali e nazionali dai cittadini. Ma queste normative sono troppo blande: una infezione con una letalità così alta necessita misure draconiane, solo vigili, medici e polizia possono andare in giro, nessun altro. Voglio però aggiungere una constatazione: in Germania hanno 28mila posti letto in terapia intensiva, da noi cinquemila. Quando sarà finita, pagheremo lo scotto della destrutturazione del sistema sanitario regionale e nazionale, anno dopo anno, legge dopo legge, con costi che non oso immaginare. Una destrutturazione che ha nomi e cognomi ben precisi.