Il dramma nel dramma: contagiati oltre 2.600 medici e infermieri

L'8,3% dei casi totali, secondo i dati Gimbe. "Procedure e dispositivi di protezione sono ancora inadeguati". Diverse vittime, l'ultimo era medico di famiglia a Codogno

Coronavirus

Coronavirus

globalist 18 marzo 2020

Sono saliti a 2.629, ovvero l′8,3% dei casi totali, gli operatori sanitari contagiati dal nuovo coronavirus. È quanto emerge da una rielaborazione della Fondazione Gimbe aggiornata al 17 marzo 2020 su dati forniti dall’Istituto superiore di sanità. Lo rende noto in un tweet il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il “numero di operatori sanitari infetti - afferma all’ANSA - è enorme. L′8,3% dei casi totali è una percentuale più che doppia rispetto alla coorte cinese”.


Dispositivi di protezione “adeguati - afferma - sono necessari in tutta Italia, perché gli operatori sanitari devono essere protetti al meglio per proteggere se stessi e per poter svolgere il loro lavoro in massima sicurezza”. “Fino all′11 marzo non conoscevamo i numeri, ora sono 2.629. Procedure e dispositivi di protezione sono ancora inadeguati. Prendersi cura di ci si prende cura”, conclude il presidente Gimbe.




Tra le ultime vittime del Covid-19 c’è anche il segretario della
Federazione italiana dei medici di famiglia di Lodi, Marcello Natali, 57 anni. Aveva contratto il virus con tutta probabilità visitando: era medico di famiglia a Codogno. Non aveva patologie pregresse: è stato prima ricoverato a Cremona, poi, con l’aggravarsi del quadro clinico era stato trasferito a Milano.


Secondo l’Ordine delle professioni infermieristiche di Bergamo, nella città lombarda si segnalano ogni giorno circa il 24-25% dei nuovi casi positivi di COVID-19 e si registra il 27% di tutti i decessi della Lombardia che si possono quantificare in una media di circa 50 al giorno. Il dato sugli operatori positivi è indicato a livello nazionale nel 12% dei contagiati, ma ci sono strutture, proprio a Bergamo, dove si parla del 30% e si tratta soprattutto di quelle non necessariamente ospedaliere, ma che ospitano pazienti fragili dove c’è la carenza più forte per i professionisti di dispositivi di protezione individuale (DPI), come ha anche denunciato la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche riferendosi a RSA, hospice e ADI.


A Bergamo un medico e un operatore del 118 sono morti a causa del coronavirus (anche se gli accertamenti definitivi dell’Istituto superiore di Sanità non sono ancora disponibili). In Italia al 16 marzo l’Istituto Superiore di Sanità ha indicato 2339 operatori sanitari infetti, dati probabilmente sottostimati, circa la metà in Lombardia, secondo i dati della Regione e nel nostro territorio quelli accertati circa 300, di cui la maggior parte infermieri.


“E’ una situazione insostenibile - affermano i presidenti degli ordini provinciali degli infermieri e dei medici di Bergamo, rispettivamente Gianluca Solitro e Guido Marinoni - ma non perché i nostri professionisti non possono o non devono ammalarsi: ciascuno di noi dedica se stesso ad aiutare i cittadini e mai si tirerebbe indietro”.