A chi dà fastidio se anche i musulmani ringraziano Papa Francesco?

Non credenti, musulmani e importanti gruppi cattolici in una domenica difficile sono andati in piazza solo per ringraziare il Papa testimone della fratellanza umana senza confini etnici o identitari

Papa Francesco

Papa Francesco

Riccardo Cristiano 9 marzo 2020
Per renderci conto di cosa è successo ieri all’Angelus sarà  bene leggere l’inizio del discorso pronunciato da Francesco a mezzogiorno. “Cari fratelli e sorelle, buongiorno! È un po’ strana questa preghiera dell’Angelus di oggi, con il Papa “ingabbiato” nella biblioteca, ma io vi vedo, vi sono vicino. E vorrei incominciare anche ringraziando quel gruppo [presente in Piazza] che manifesta e lotta “Per i dimenticati di Idlib”. Grazie! Grazie per quello che fate. Ma questo modo di oggi di pregare l’Angelus lo facciamo per compiere le disposizioni preventive, così da evitare piccoli affollamenti di gente, che possono favorire la trasmissione del virus.” 
Dunque in una giornata così delicata, importante per anche per i media italiani, e non solo, per via della decisione di trasmettere  per la prima volta da decenni l’Angelus dalla biblioteca pontificia, lui, Papa Francesco, ha deciso di dire subito che ci teneva a sottolineare non solo la stranezza del papa “ingabbiato” ma anche quanto gli apparisse importante la presenza in Piazza di rappresentanti di un’enorme mobilitazione di sigle cattoliche, musulmane, laiche che voleva ringraziarlo per non aver mai dimenticato i deportati di Idlib. Loro sono un milione di siriani originari di tante regioni della Siria, in maggioranza bambini, e portati a suon di bombe dei mig russi e razzie dall’esercito di Assad al confine con la Turchia, che gli sbarra il passo con un muro costruito da anni. 
La presenza di non credenti insieme a musulmani e tanti importantissimi gruppi cattolici in una domenica così  difficile, nel pieno rispetto delle norme sanitarie, solo per ringraziare il Papa testimone della fratellanza umana senza confini etnici o identitari avrebbe potuto interessare la stampa. Musulmani a San Pietro insieme a esponenti del mondo cattolico per dire “grazie Santo Padre” è notizia, no? 
Non dirlo e non dire del commento del Papa non vuol dire capovolgere il senso di quel sorprendente inizio dell’Angelus? E cosa vuol dire cancellare  quel che ha detto dopo la preghiera? Non vuol dire plasmare a propria immagine e somiglianza gli avvenimenti? Infatti, prima ancora di fare riferimento al Coronavirus, dopo la benedizione, Francesco ha scandito: “Saluto le Associazioni e i gruppi che si impegnano in solidarietà con il popolo siriano e specialmente con gli abitanti della città di Idlib e del nord-ovest della Siria – vi sto vedendo qui – costretti a fuggire dai recenti sviluppi della guerra. Cari fratelli e sorelle, rinnovo la mia grande apprensione, il mio dolore per questa situazione disumana di queste persone inermi, tra cui tanti bambini, che stanno rischiando la vita. Non si deve distogliere lo sguardo di fronte a questa crisi umanitaria, ma darle priorità rispetto ad ogni altro interesse. Preghiamo per questa gente, questi fratelli e sorelle nostri, che soffrono tanto al nord-ovest della Siria, nella città di Idlib.” 
Che tra i media che non hanno sentito e inquadrato benissimo   ci sia anche chi nei giorni scorsi ha ritenuto di definire Lesbo un’isola sotto il ricatto di Erdogan che minacciava di farvi piovere i profughi di Idlib, che lui invece bloccava, blocca e seguiterà a bloccare ai suoi confini, non sorprende. Quei profughi giunti ai confini europei sono proprio altri, e se Erdogan li “scaraventa” sulla Grecia è anche perché l’Europa ha ritenuto di impedirgli di chiedere asilo politico in Europa. Come fa con tutti quelli giunti in Europa, a Lesbo. Ma da Idlib, guarda caso, non è entrato nessuno in Turchia; Erdogan non è certo un “filantropo”. 
Forse è lecito riferire ciò che si vuole, ma allora è anche lecito dire che chi voglia sapere del Papa e della sua ammirevole azione in difesa del pluralismo  farà meglio a leggere altro. Il pluralismo spirituale e culturale oggi è difeso da Francesco, dirlo è importante, ma ognuno è padrone di soffermarsi su ciò che vuole. Ma è anche lecito dire che alcuni mezzi di informazione ormai sembrano  adeguare tutto ai loro gusti, anche i messaggi del papa, come la realtà che ci circonda, non solo a Lesbo. Altrettanto non può dirsi della televisione, che nonostante diversi orientamenti in tanti canali ha dato conto di ciò che accadeva davvero. Va detto, ovviamente nel rispetto di come ognuno abbia ritenuto di impaginare e descrivere un fatto che dice tantissimo di chi sia questo papa e quali siano le sue preoccupazioni per una realtà che in tanti accuratamente nascondono. Nonostante nel gelo di Idlib siano tantissimi gli esseri umani che soffrono e muoiono senza una colpa che sia una, solo la pretesa di deportarli dal loro paese. Pretesa che evidentemente non scalfisce certe libere coscienze.