L'incubo coronavirus a Parma, tra supermecati presi d'assalto e strade deserte

La città emiliana non è vicina ai focolai di contagio. Ma dopo la sospensione della partita di campionato con il Torino in città si è scatenato il panico...

Parma via Argini, vicino alla tangenziale per Reggio Emilia. Undici di mattina

Parma via Argini, vicino alla tangenziale per Reggio Emilia. Undici di mattina

Marco Buttafuoco 25 febbraio 2020

Ieri mattina, verso le 11,30 era arrivata la notizia che il Parma non avrebbe disputato la sua partita di campionato con il Torino. E’stato in quel momento che la città ducale ha saputo avrebbe dovuto confrontarsi con l’infida bestiola venuta dalla Cina, anche se i casi di contagio erano a Torino, non a Parma.


Fino a ieri Covid-19 aveva colpito fino a Piacenza, a soli sessanta chilometri da qui.


Non è stato un ragionamento basato sulla realtà dei fatti e nemmeno molto logico; è stata una sensazione netta, ineludibile.


Ieri pomeriggio i centri commerciali di Parma hanno subito il primo assalto. Alle 12,30 la Coop del quartiere in cui vivo era un posto tranquillo, frequentato da quelli che, come me, si erano accorti che in casa mancava qualcosa. Poca gente, frettolosa, e cassiere tranquille rilassate, prima della chiusura. Nessun carrello stracolmo.
Nel pomeriggio si è scatenata la corsa agli accaparramenti di scorte.


Credo che la mancata partita di Torino, di cui molti, prima di pranzo, non sapevano, sia stata la scintilla definitiva dell’assalto all’Ipermercato.


In serata è poi arrivata la notizia che la Giunta Regionale aveva decretato un sostanziale stato di pre-quarantena; scuole chiuse e via limitando. 
Non si parlava, però, di palestre. Stamattina, verso le undici, ho quindi raggiunto la mia, un piccolo studio di fisioterapia in cui ci si può fare del buon fitness. Un ambiente tranquillo e rilassato, familiare. C’erano sei o sette persone alle prese con cyclette ed esercizi vari.


La città non ha paura, mi sono detto, trionfante. Qualche minuto dopo è arrivato anche il titolare. Con tranquillo imbarazzo ci ha detto che, data la situazione, era meglio soprassedere agli allenamenti e tornare a casa.


Le notizie ufficiali, uscite pochi minuti prima, parlavano, infatti, di quattro casi di contagio, gestiti dall’Ospedale Maggiore. Solo quelli che dovevano sottoporsi un trattamento personale di fisioterapia potevano restare per le cure e continuare a frequentare il centro anche nei prossimi giorni.


Così il virus venuto dall’Oriente è entrato nel mio quotidiano.


Tornando a casa ho notato che il traffico era limitato, Niente di straordinario, a prima vista, essendo chiuse tutte le scuole. Solo dopo qualche minuto mi sono accorto che stavo guidando in una situazione di traffico domenicale.


Intanto la suoneria del cellulare mi segnalava messaggi in arrivo, tutti riguardavano un annullamento; l’assemblea condominiale (non una tragedia…), la cancellazione di un bel concerto jazz a Reggio Emilia, della presentazione di un bel libro, delle serate della filarmonica Toscanini. Un’agenda cancellata, in pochi minuti.


In pochi minuti i miei concittadini e i cittadini di tutta l’Emilia si sono ritrovati in un tempo sospeso, in cui gli unici appuntamenti confermati erano quelli medici.


La vita è diventata, di colpo, una questione di casa e lavoro.


Tutto il resto era un punto interrogativo. Sarà opportuno confermare l’aperitivo con il musicista appena intervistato o con quello che mi vuole far avere la copia del suo ultimo disco? Quante provviste possiedo in casa? Sarà il caso di comprare qualche confezione di acqua minerale?


Arrivato a casa, sono cominciate le telefonate con gli amici. Ho scoperto, in una di queste, che Amazon vende l’Amuchina a cento Euro la confezione (di quelle piccole, naturalmente). Evviva il libero mercato.



Nel pomeriggio sono andato in centro. Poca gente per strada. Mi sono domandato se non fosse una mia sensazione, un riflesso dello stato depressivo in cui siamo lentamente scivolati. Ho chiesto conferma a un tassista e lui mi ha risposto con un “ Oggi in città non c’è nessuno”, comprensibile in chi si guadagna la vita guidando in un traffico sempre convulso come quello di Parma.


Gli anelli della tangenziale, a sera sono attraversati da un traffico blando, quasi furtivo. La cassiera del supermercato mi ha confermato un’altra giornata d’assalto. Sugli scaffali mancavano tutti i disinfettanti, l’acqua (è disponibile solo, in larga misura, quella frizzante, ed anche il vino per dire la verità), gli assorbenti, lo scatolame. Il reparto dei surgelati era stato saccheggiato. 
Un tempo sospeso, dicevo; domani vedremo. Viviamo tutti così il nostro primo giorno di assedio. Tranquilli e preoccupati, in preallarme costante, insicuri di tutto.


Intanto la Gazzetta di Parma replica, fin da ieri, con toni giustamente furibondi a sciacalli che diffondono on line notizie terrificanti utilizzando il suo marchio e minaccia azioni legali e i soliti esperti da bar profetizzano scenari d’apocalisse. 
Vi farò sapere.