Amnesty Italia: "Siamo con la famiglia Regeni, l'Italia richiami l'ambasciatore"

In questa intervista concessa a Globalist, Riccardo Noury, portavoce dell’organizzazione umanitaria, fa il punto della situazione e rilancia la richiesta dei genitori di Giulio Regeni

Verità per Giulio Regeni

Verità per Giulio Regeni

Umberto De Giovannangeli 10 febbraio 2020
Hanno avuto il merito di rendere pubblica la vicenda che ha come vittima Patrick George Zaki, e forse così sono riusciti a salvargli la vita, oggi nelle mani degli aguzzini al servizio del presidente-generale Abdel Fattah al-Sisi. E’ Amnesti Internazional Italia. In questa intervista concessa a Globalist, Riccardo Noury, portavoce dell’organizzazione umanitaria, fa il punto della situazione e rilancia la richiesta dei genitori di Giulio Regeni: l’Italia richiami temporaneamente l’ambasciatore dal Cairo.
La drammatica vicenda che vede come vittima Patrick George Zaki dice che quanto al rispetto dei più elementari diritti umani, in Egitto siamo all’anno zero? “Questo caso è l’ennesima conferma che l’Egitto non è un Paese sicuro per chi ci vive, per chi ci va a fare ricerche e per chiunque voglia esercitare diritti fondamentali come quello di critica pacifica come la libertà di svolgere sui diritti. Nel mandato di cattura di Zaki vediamo le stesse imputazioni che hanno colpito numerosissimi attivisti, giornalisti, avvocati, blogger e difensori dei diritti umani”.
Le autorità egiziane hanno replicato a brutto muso all’Italia che Zaki è un cittadino egiziano. Il messaggio è: come lo trattiamo è affare nostro? “Il messaggio è quello. Nel caso in cui si è trattato di un cittadino italiano si sono comportati nella maniera più terribile. E vorrei aggiungere che Zaki non era un pericoloso latitante che è fuggito in Italia, ma è un valentissimo ricercatore che ha vinto un master prestigioso in Italia ed è arrivato nel nostro Paese per svolgere questo master alla luce del sole, frequentando con profitto e guadagnandosi stima e rispetto da tutti. Questo è già un primo motivo per cui a noi italiani interessa. A questo, aggiungiamo che nel nostro Paese, così come in Egitto c’è una comunità di persone che si occupa di diritti umani senza frontiere e senza preoccuparsi della nazionalità delle vittime”.
La vicenda-Zaki è stata portata alla luce da Amnesty International pochi giorni dopo il quarto anniversario del ritrovamento del cadavere di Giulio Regeni. In un’audizione parlamentare, Paola e Claudio Regeni, hanno fatto delle denunce molto gravi. Paola Regeni ha affermato di aver saputo delle torture dai giornali, Claudio Regeni ha rimarcato “zone grigie da Egitto e Italia”. E hanno utilizzato una parola molto forte nel riassumere questi quattro anni quanto alle rassicurazioni venute dalle autorità italiane e dall’Europa: “fuffa”. Come valuta queste affermazioni? “Con la massima condivisione possibile. Quelle zone d’ombra rappresentano la inconsistenza e i timori di successivi governi italiani ad alzare la voce per chiedere verità e giustizia per Giulio, con il rischio che si potessero compromettere rapporti politici, economici e militari con l’Egitto. E l’espressione ‘fuffa’ sintetizza perfettamente tutto questo, comprese le periodiche prese in giro della magistratura egiziana rispetto a quella italiana”.
Il governo italiano, guidato allora da Paolo Gentiloni e con Angelino Alfano ministro degli Esteri, motivò la decisione di rimandare in Egitto il nostro ambasciatore, perché così avrebbe potuto seguire più da vicino, e con costanza, la vicenda-Regeni... “Noi di Amnesty International Italia già nell’agosto del 2017 definimmo quella decisione immotivata, intempestiva e inopportuna. Due anni e mezzo dopo confermiamo questa sequenza di aggettivi”.
Nel dibattito parlamentare dell’epoca, tra i più critici verso la scelta del governo furono i pentastellati, allora all’opposizione. Di Maio, Di Stefano, e altri parlamentari Cinque Stelle usarono parole di fuoco. Ora Di Maio è ministro degli Esteri, e Di Stefano sottosegretario alla Farnesina. Cos’è: stare al governo fa perdere la memoria?” “A volte capita di cambiare posizione, spesso a scapito dei diritti umani. Noi condividiamo la richiesta della famiglia Regeni di richiamare temporaneamente l’ambasciatore Contini perché risponda in primo luogo alla Farnesina ma poi alla famiglia Regeni e all’opinione pubblica italiana su cosa ha fatto dal 14 settembre 2017 ad oggi per ottenere verità e giustizia per Giulio”.