Meloni arruola Papa Wojtyla nel fronte anti-Ue e anti migranti: ma cita solo ciò che le fa comodo

La capa di Fratelli d'Italia all’incontro mondiale dei sovranisti svoltosi a Roma ha mostrato il chiaro intento di lanciare un’Opa su Giovanni Paolo II

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

Riccardo Cristiano 5 febbraio 2020

Che un partito abbia un programma è normale. Che lo attribuisca a un papa di meno. Così diventa interessante cercare di capire come faccia l’internazionale sovranista a trovare un nesso tra il loro programma e un papa come Giovanni Paolo II. Un’indicazione l’ha fornita Giorgia Meloni, che all’incontro mondiale dei sovranisti svoltosi a Roma con il chiaro intento di lanciare un’Opa su Giovanni Paolo II ha detto: “Fratelli dItalia si batte per una Europa di nazioni libere e sovrane come seria alternativa al super Stato burocratico che si è andato imponendo da Maastricht in poi con la logica del vincolo esterno”, per cui c’è sempre qualcuno che si arroga il diritto di decidere al posto dei popoli sovrani e dei governi nazionali. La grande sfida della nostra epoca è la difesa delle identità nazionali e dell'esistenza stessa degli Stati come unico strumento di tutela della sovranità e della libertà dei popoli. E il nostro principale nemico è la deriva mondialista di chi reputa lidentità, in ogni sua forma, un male da combattere e agisce per spostare il potere reale dal popolo a entità sovrannazionali guidate da presunte élite illuminate.


La visione del mondo dei conservatori viene incarnata ogni giorno da milioni di uomini e donne comuni e anche da alcuni grandi uomini della storia. Due di questi sono Giovanni Paolo II e Ronald Reagan a cui è dedicato lincontro di oggi. Giovanni Paolo II, il Papa patriota”, sapeva perfettamente che le nazioni, lappartenenza ad un popolo, ad una memoria storica condivisa, erano il fondamento della libertà di ogni uomo” e non smise mai di dire che non c’è Europa senza cristianesimo”. Ronald Reagan ha rappresentato più di ogni altro Presidente Usa, lAmerica del We the People”; di quel preambolo della Costituzione che fonda la democrazia nazionale dentro il principio della sovranità popolare.”


E’ molto interessante constatare che però Giovanni Paolo II, nel 1988, quando si recò in visita alle istituzioni europee, disse: “Sin dalla fine dell'ultima guerra mondiale, la Santa Sede non ha mai smesso di incoraggiare la costruzione dell'Europa. Certo, la Chiesa ha come missione di far conoscere a tutti gli uomini la loro salvezza in Gesù Cristo, quali che siano le condizioni della loro storia presente, perché non vi è mai nulla di più importante di questo compito. Così, senza uscire dalla competenza che le è propria, essa considera suo dovere illuminare e accompagnare le iniziative sviluppate dai popoli che vanno nel senso dei valori e dei principi che essa deve proclamare, attenta ai segni dei tempi che esortano a tradurre nelle mutevoli realtà dell'esistenza i requisiti permanenti del Vangelo. Come potrebbe la Chiesa disinteressarsi della costruzione dell'Europa, lei che è radicata da secoli nei popoli che la compongono e che ha condotto un giorno al fonte battesimale popoli per i quali la fede cristiana è e rimane uno degli elementi della loro identità culturale?


L'Europa d'oggi può certamente accogliere come un segno dei tempi lo stato di pace e di cooperazione definitivamente instaurato tra i suoi Stati membri, che per secoli avevano sprecato le loro forze a farsi la guerra e a cercare il dominio gli uni sugli altri. Segno dei tempi ancora, l'accresciuta sensibilità per i diritti dell'uomo e per i valori della democrazia, di cui la vostra assemblea è l'espressione e vuol essere anche la garante. Questa adesione da allora è sempre tesa a sostenere che deve prevalere, in tutte le circostanze, il rispetto del diritto e della dignità della persona umana. Segno dei tempi anche, noi crediamo, è il fatto che questa parte dell'Europa, che ha finora tanto investito nel campo della sua cooperazione economica, sia sempre più intensamente alla ricerca della sua anima e di un soffio in grado di assicurare la sua coesione spirituale. Su questo punto, mi sembra, l'Europa che voi rappresentate si trova sulla soglia di una nuova tappa della sua crescita, tanto per se stessa che nel suo rapporto con il resto del mondo. Il «mercato unico», che entrerà in vigore dalla fine del 1992, accelererà il processo di integrazione europea. Una struttura politica comune, emanazione della libera volontà dei cittadini europei, lungi dal mettere in pericolo l'identità dei popoli della comunità, servirà piuttosto a garantire più equamente i diritti, soprattutto culturali, di tutte le sue regioni. Questi popoli europei uniti non accetteranno la dominazione di una nazione o di una cultura sulle altre, ma sosterranno il diritto uguale per tutti di arricchire gli altri della loro diversità.”


Un altro passaggio di Giorgia Meloni appare altrettanto importante: “Il patriottismo di Giovanni Paolo II gli permise di leggere anche i fenomeni storici che oggi attraversano il nostro tempo alla luce di un realismo cristiano libero da ogni retorica, come nel caso dellimmigrazione. È suo il concetto che il Diritto a immigrare doveva essere preceduto innanzitutto da un Diritto a non emigrare a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria”. Cristiano, patriota, e pure critico nei confronti dellimmigrazione di massa. A pensarci bene Giovanni Paolo II oggi sarebbe nella lista nera della Ue come un pericoloso eversivo”.


Correva l’anno 1985 quando il papa patriota e critico dell’immigrazione di massa disse in una celebre messaggio in occasione della Giornata Mondiale delle Migrazioni: “Di recente le migrazioni hanno talvolta assunto l’aspetto disumanizzante della persecuzione: politica, religiosa, ideologica, etnica: e ciò imprime il suo stigma sul volto dei profughi, dei rifugiati, degli espulsi, degli esiliati: uomini e donne, vecchi e giovani, e persino bambini, spesso tragicamente privati dei genitori.” In effetti in tutto questo c’è una critica ante litteram dell’accordo tra Ue e Turchia per evitare l’arrivo in Europa di tanti profughi, rifugiati, espulsi, esiliati. Questo è evidente a tutti, ma forse anche di chi non voleva neanche soccorrere i barconi nel Mediterraneo, o di chi, ben presente al simposio sovranista, voleva separare proprio i bambini in fuga dal Messico dai loro genitori fuggiaschi.


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